22 settembre 2014

Matteo Renzi e il software: la volta buona

Oggi in Silicon Valley ho incontrato Matteo Renzi.

Erano 32 anni che un Presidente del Consiglio non veniva qui nel selvaggio West. Nel cuore della tecnologia, il traino economico degli Stati Uniti e del mondo (dieci milioni di iPhone6 venduti questo weekend...).

Il primo passo di Renzi da Primo Ministro e' stato andare a trovare Riccardo Donadon a H-Farm. Il primo viaggio degli USA comincia da San Francisco. Con lui c'erano Paolo Barberis e Riccardo Luna, gente che di high-tech se ne intende.

Sono messaggi forti. Di uno che ha capito la priorita' numero uno del nostro Bel Paese: crescere, crescere, crescere.


Qualche anno fa, avevo criticato un ministro che diceva "L'Italia ha tenuto, tiene e terra'". Per me, tenere non serve a niente. Si va in campo per vincere, non per fare catenaccio. Anche perche' prima o poi ti segnano. E, infatti, da allora non abbiamo tenuto...

E' arrivato il momento di attaccare.

Mi sono chiesto stamattina venendo a San Francisco con la mia 500: cosa racconto a Matteo Renzi? Cosa farei io, se fossi Presidente del Consiglio?

Una cosa: punterei tutti i (pochi) gettoni che abbiamo sul software.

In Italia abbiamo i migliori software designer al mondo. Lo dico perche' l'ho visto di persona, vivendo in Silicon Valley da 15 anni. Sono partito dalle montagne della Valtellina, ho creato la prima azienda di web in Italia a 23 anni, sono venuto fino a qui per scoprire che i migliori ingegneri al mondo li abbiamo in Italia (uno shock).

I nostri ingegneri sono creativi (e' nel nostro DNA), lavorano duro, sono fedeli all'azienda in cui lavorano e sono competitivi dal punto di vista del costo aziendale (anche gli ingegneri Cinesi devono andare all'Universita').

Fare software costa pochissimo, basta un computer da 500 euro. Ce lo possiamo permettere come paese, anche in un momento di difficolta'. Il software si fa a casa, in un bosco, al mare. E' ecologico, non bisogna andare in ufficio. Non inquina. Non ci sono magazzini e trasporto su gomma o la TAV. Il software vola.

Pero' le aziende del software giganti sono tutte qui in Silicon Valley. Come diceva qualcuno, se devo piantare pomodori e sperare diventino grandi e rossi, non li pianto in Norvegia. Qui le aziende crescono alla grande.

In Silicon Valley si mette il quartier generale. Ma gli ingegneri si lasciano in Italia.

L'abbiamo fatto con Funambol, dando da mangiare a cento famiglie a Pavia per dieci anni. Abbiamo raccolto oltre 30 milioni di dollari di Venture Capital in America, ma abbiamo tenuto la ricerca e sviluppo al Polo Tecnologico di Pavia. Ha funzionato benissimo. Tanto che lo stiamo rifacendo con TOK.tv e Juventus Live. Con ragazzi che lavorano da casa, in Sicilia, in Sardegna, a Roma, a Milano, a Vercelli.

Un modello duale che punta sul software, con quartier generale in Silicon Valley, capitale Americano e cervelli Italiani. L'hanno fatto in Israele, e poi hanno creato una piccola Silicon Valley la'. Possiamo farlo in Italia. Portiamo imprenditori della Silicon Valley in Italia (chi non vuole spendere un anno a Firenze?). E teniamoci i cervelli a casa.

Sono cose che ripeto da anni. Ma per la prima volta, ho la sensazione che qualcuno mi ascolti :-)

Io ci credo davvero: questa e' la volta buona.

E se lo fa davvero, gli ho promesso l'app per la Fiorentina, con tanto di cori per insultare i gobbi. Cosi' ci vediamo Juve - Fiorentina insieme, che noi il catenaccio non lo facciamo di sicuro.


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