10 novembre 2011

Siamo tutti precari, che bello

L'Italia sta passando un momento drammatico, ma e' proprio durante i momenti di emergenza che da noi emergono le cose migliori. Siamo un popolo che tira fuori le palle solo quando sono appese a un filo. E' il momento giusto per fare delle scelte che ci portino dal "tenere" al "crescere" (lo so, e' un mio tormentone, abbiate pazienza).

Mi sono guardato il maxiemendamento che verra' approvato a brevissimo. Ci sono tante cose, ma ne manca una che per me e' chiave per uscire dal pantano: non si tocca il lavoro.

Da noi, il lavoro e' sacro. L'Italia e' una Repubblica fondata sul Lavoro. E mi sta bene. Il problema e' che ci siamo allargati troppo. Il lavoro e' a vita. Chi mette le mani su un posto diventa fisso, inchiodato alla sedia. In Italia non si licenzia, il merito non conta, piu' a lungo uno e' attaccato alla sedia, piu' ottiene.

Il risultato netto e' un paese diviso in due. Quello della generazione prima della mia, che ha il posto fisso e se lo tiene. E quello della generazione dopo la mia, che vorrebbe avere gli stessi privilegi ma invece non ha un cacchio. Noi siamo in mezzo e ci barcameniamo, ma non ci va troppo male.

E' ovvio che il sistema non funzioni. Basta vedere dove siamo arrivati per capirlo, non ci vogliono gli economisti di alto profilo. Il risultato e' che i giovani non hanno il posto fisso, e manco il posto non fisso. Non si assume, e' tutto chiuso. E l'economia tracolla.

Lasciatemi parlare di un estremo opposto, che conosco bene.

Io in Silicon Valley sono un "employee at-will", cosi' come tutti i miei colleghi (e tutti quelli che vivono qui). Vuol dire che devo dare ZERO giorni di preavviso se me ne voglio andare, ma anche che l'azienda mi puo' segare dall'oggi al domani. E capita, spesso. Si arriva in ufficio al venerdi', si scopre che il badge non funziona piu', si firma un foglio e via, senza passare manco dall'ufficio perche' il computer e' dell'azienda. Se va bene, ci sono due settimane di severance (no, il TFR non esiste, l'unica cosa garantita sono le ferie non pagate, che qui sono due settimane all'anno per i neo-assunti...).

Io sono un precario. Questa sera potrei non avere piu' il lavoro, essere buttato in mezzo alla strada, senza protezione alcuna. Eppure dormo bene la notte. E sono felice.

E' un modello cinico, bastardo, da panico? Certo. Peccato che qui nessuno guardi al rischio di essere segati. Al contrario, le aziende sono terrorizzate di perdere i piu' bravi e fanno di tutto per tenerli (mai sentito parlare degli chef o dei massaggi a Google?). E chi perde il lavoro al venerdi', si prende un paio di settimane di vacanza, e trova lavoro nelle due settimane successive. Perche' il mercato e' flessibile, ci sono piu' porte che si aprono di quelle che si chiudono.

Tra i due estremi, quello americano funziona meglio. Anche se non mi piace. Troppo facile per l'azienda e troppo duro per il dipendente, soprattutto in momenti di crisi generale. Quello Italiano pero' e' una follia, uccide la meritocrazia, toglie motivazione, semplicemente non funziona. Punto. Il giusto, al solito, sta in mezzo.

Le protezioni agli operai ci vogliono. Proteggere gli ingegneri (per esempio, quelli del software) invece genera il risultato opposto. Ingessa il sistema, e gli sega le gambe. I ragazzi di Funambol non hanno bisogno di mille protezioni, hanno bisogno di un mercato che si muova. Hanno una laurea, si adattano in fretta, lavorano sul divano di casa, non in una fonderia.

Il mezzo e' forse quello che suggerisce Ichino, la FlexSecurity (io farei qualche passo in piu', ma da qualche parte bisogna partire). Un modello che protegga ma non ingessi. Che parte da una semplice idea: tutti a tempo indeterminato, a tutti le tutele essenziali, nessuno inamovibile. Guardatevi le slides. O il video, anche se un po' vecchiotto. Occhio: indeterminato ma precario ;-)

La mia speranza e' che il nuovo governo, qualunque sia, possa finalmente fare qualcosa di concreto. Con tranquillita', senza agitarsi troppo (non ho mai capito perche' in Italia appena si tocca il lavoro succede un casino...). Se ci teniamo questo sistema, continuiamo a scivolare. Lentamente. Come la rana dentro la pentola che bolle, poco a poco. Il rapporto debito/PIL si abbassa alzando il PIL, giusto?

Una cosa a cui tengo molto: far capire ai ragazzi giovani che il posto fisso non e' una chimera. E' una follia. Non sta in piedi. Vi taglia le gambe. Aspirare al posto fisso non ha senso (e poi diciamolo, volete davvero fare la stessa cosa per tutta la vita? Ma che palle!). Aspirate a fare qualcosa che vi piaccia, divertitevi, inventatevi qualcosa di nuovo, cambiate il mondo.

Credetemi: siamo tutti precari. E non c'e' niente di male. In Silicon Valley, per esempio, viviamo piuttosto bene e siamo tutti di buon umore, anche senza il posto fisso. Quando atterro in Italia, sono tutti incacchiati come le bisce. Non solo i giovani, pure i vecchi con la pensione d'oro. Perche' un sistema che non funziona taglia le gambe a tutti.

Importiamo le cose che ci piacciono degli altri sistemi, amalgamiamolo con il nostro e viene fuori il sistema perfetto. L'unica cosa che non ci possiamo permettere e' di non fare nulla. E' tempo di muoversi. C'e' un paese da far crescere, abbiamo tenuto abbastanza.


36 commenti:

  1. Toccare il lavoro in Italia è come toccare la mamma, il papa o la pizza col pomodoro.
    La tragicità del mercato in Italia (e non solo del lavoro) è il non capire che il concetto di “tempo indeterminato” nel lavoro genera mostruosità nelle capacità e nelle potenzialità dell'individuo. È la vera trappola che rende la classe lavoratrice soggiogata e quella imprenditoriale sicura di non essere mai messa in discussione.

    Tutte le migliori cose che mi sono successe nell'arco della mia vita lo devo alla perdita improvvisa di qualcosa che ritenevo insindacabilmente mio. E quello che sono riuscito a far dopo, niente e nessuno me lo avrebbe potuto dare se non fossi rimasto col culo per terra.

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  2. Ok Fab,
    una cosa però:
    - Quanto la società statunitense può essere presa ad esempio nella sua totalità?

    Poco secondo me, su scala globale, è responsabile di aver creato un modello di sviluppo che, nel tempo, si è rivelato errato e che ora mostra drammaticamente il fianco.

    La mia non vuole essere una analisi storica, non sono titolato, ma credo che questo debba essere il tempo in cui ci facciamo ben altre domande.

    Non vediamo forse un conflitto su scala internazionale tra capitale e società? Che cosa altro è, se non questo, ows?

    Io personalmente faccio fatica a trovare certezze, di certo non ce l'ho dallo status quo.

    Spero sia utile alla riflessione, ti leggo sempre con grande piacere.

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  3. Purtroppo la Silicon Valley non puo` essere generalizzata a tutti gli ambiti.

    Quelli che sono li` sono iperspecializzati, iperformati, in ambiti tecnologici.

    L'operaio di Pomigliano, se lo licenziano, si suicida perche` non sa fare altro e, a 40 anni, non puo` piu` fare altro.

    La soluzione "startup everywhere" funziona bene in certi settori. Il problema e` che la maggiorparte della popolazione non e` in grado.

    E se fossimo tutti startupper il problema si porrebbe ad un livello "meta".

    Io francamente darei un reddito fisso a tutti (il posto fisso e` un po' questo, ma c'e` lo svantaggio che si fanno lavori inutili che costano un sacco). E la minoranza che vuole migliorare il mondo prendera` di piu` e fara` cose utili. Con buona pace di tutti.

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    1. Questa e' la risposta piu' sensata che ho letto in un blog. Hanno rotto le scatole con sti esempi di SiliconValley . . . l'informatico non e' l'unico lavoro al mondo.

      Inoltre se vogliamo dirla tutta l'operaio specializzato di Pomigliano --se vuole-- avrebbe piu' possibilita' del tecnico della SiliconValley di trovare lavoro. Perche', parliamoci chiaro, aziende informatiche sono tre-quattro in tutto il mondo.

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  4. Ciao Fabrizio,
    hai colto perfettamente nel segno. La teoria del "posto fisso" potrebbe anche funzionare, ma solo se tutte le persone avessero senso di responsabilità e di rispetto per il proprio lavoro e per chi glielo fornisce. La realtà purtroppo è molto distante. In Italia il 99% delle persone ha l'unico obiettivo della firma di un contratto a tempo indeterminato, prescindedo dalle proprie capacità , dalla preparazione, dal merito. Una volta raggiunto l'agogniato posto fisso, ormai certo di mantenerlo per i successivi 40 anni, abbandona ogni velleità di specializzazione, abbandona ogni stimolo personale, ogni sfida, fino a tranformarsi in pochi anni in nient'altro che un fardello per l'azienda che l'ha assunto.
    E' molto triste dirlo, ma dato quello che ho avuto modo di sperimentare, anche se fossi un datore di lavoro ed avessi la possibilità di contrattare una persona, forse non l'assumerei a tempo indeterminato.
    Le persone hanno bisogno di essere pungolare per lavorare, bisogna che stiano sotto costante pressione. La proattività è prerogativa di pochissimi. Si sentono spesso frasi del tipo:"Finché nessuno me lo dice, io non faccio proprio nulla!". Si permettono con leggerezza tali affermazioni solo perché hanno la certezza che è praticamente impossibile che vengano licenziati. Vorrei vedere uno stagista a 6 mesi uscirsene con una frase simile!
    E' proprio questo il problema, data la sostanziale assenza di persone oneste che onorano il lavoro per decenza propria, è necessario il deterrente della precarietà. E' quello che ci meritiamo.
    L'Italia è piena di aziende per cui un numero esiguo di persone preparate e meritevoli, spesso giovani, vengono sottopagate per mantenere una massa di vecchi pantofolai del lavoro, superpagati e nullafacenti.
    Fabrizio, hai ragione!
    Bisogna far passare l'idea che "posto fisso" non deve necessariamente essere sinonimo di "finché morte non ci separi". Per il nostro bene.

    Scusate lo sfogo.

    Fabrizio, ho trovato il tuo articolo molto interessante ed un'ottima fonte di ispirazione. Ti faccio i miei complimenti.
    In un periodo come questo è importante far sentire la propria voce anche al costo di assumere posizioni poco popolari.

    Saluti.

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  5. Fabrizio, è vero quello che dici, e posso dirti anche che spesso in Italia l'entusiasmo sul lavoro non viene visto molto bene e addirittura può essere controproducente...
    Perchè? Beh, chi è troppo entusiasta rischia di far lavorare di più chi non ha nessun interesse di fare di più e meglio, in un sistema che premia solo l'anzianità.
    Un entusiasta diventa quindi un problema, e si proprio così un problema ...
    Si cade così nella mediocrità e nella monotonia e come dici bene si "tiene" e non si "cresce".
    E' arrivato il momento di "crescere" e di dare spazio alle persone che hanno voglia di fare bene e con entusiasmo, e di liberarsi degli scansafatiche. Premiare chi ha voglia di crescere non di mantenere.
    E' per questo che la penso allo stesso modo, e vedrai che gli italiani si alzeranno anche più contenti la mattina per andare a lavorare, perchè lo siamo sempre stati un popolo di creativi.
    Complimenti per il post!
    Ciao,
    Stelvio

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  6. Sono d'accordo con Fabio. Il problema italiano mi pare consista nell'assenza di una vera imprenditoria. Gli imprenditori sono in parte incapaci di valutare le competenze, in parte non vi sono interessati. Le convenienze sono altre, nello scambio permanente e dissipatorio con la politica, le mafie e le clientele.

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  7. D'accordo su quasi la totalità dei contenuti, la mia critica vuole rivolgersi alla forma/linguaggio: "segare", " Siamo un popolo che tira fuori le palle solo quando sono appese a un filo", e altre ancora. Sicuramente servono a far arrivare il messaggio che, ripeto, condivido quasi completamente (anche se provo una istintiva diffidenza per queste visioni provenienti da pulpiti esteri, ma si sa, non sempre l'istinto è un buon consigliere), ma ce n'era davvero bisogno? La sua è una riflessione importante, peccato.

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  8. Fabrizio non l'ha scritto, ma è chiaro che ogni transizione fa delle vittime e costa fatica e dolore. Ma senza una transizione l'Italia da qui a qualche anno non esisterà neanche più, schiacciata dal resto del mondo con cui non sarà in grado di competere. Anche io vivo negli USA. Qui non mi piace granché, c'è una sperequazione inaccettabile fra ricchi e poveri, ma se hai qualcosa da offrire come lavoratore, il mondo ti considera. In Italia, nel periodo fra il 2004 e il 2006, lasciata Blu Spa e prima di avviare la mia startup, avendo allora già superato i quaranta, mi sono visto ignorare da tutte le aziende possibili e immaginabili. Qui negli USA, in un anno, ho rifiutato almeno 10 offerte di lavoro, tutte sopra i 100K l'anno. Come la mettete la mettete, il sistema in Italia non va. Se qualcuno non ci mette mano non si va da nessuna parte.

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  9. Il posto fisso e garantito (pubblico) è uno dei capisaldi della rovina dell'italia. Milioni di voti di scambio che ci porteremo in gobba fino alla morte (dell'Italia)

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  10. quello che scrivi è verissimo, ma non consideri che il cambiamento deve riguardare tutti, non solo i lavoratori.
    Personalmente lavoro in italia per una multinazionale americana e mi sento "a rischio" ogni giorno, anche ora che sono in gravidanza. eppure vivo bene, penso che se dovessero licenziarmi potrei quasi reinventarmi, di sicuro troverei un altro lavoro perchè si tratta di un lavoro altamente qualficato.
    Però...
    ...se non avessi una busta paga con scritto "indeterminato", non avrei alcun accesso al credito delle banche, quindi non mi sarebbe possibile comprare una casa, chiedere un prestito, nemmeno aprire un'attività in proprio a meno di avere fondi personali.
    Se rendiamo il lavoro più flessibile anche l'accesso al denaro deve cambiare di conseguenza. Certo non agli estremi americani, ma nemmeno come succede qui in italia, in cui ad un ex dirigente lasciato a casa (con bonus a 6 zeri) viene rifiutato il mutuo casa in quanto disoccupato.
    E un ultimo appunto a chi vive all'estero e giudica la nostra situazione: non stiamo fingendo che i problemi non esistano, e credimi tante volte ho pensato di voler cambiare paese e andare in uno di quelli "civilizzati", MA di cose buone in italia ne restano ancora moltissime, e se non ce ne siamo andati tutti è perchè evidentemente il bilancio è ancora positivo.

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  11. E' possibile che tutto debba essere bianco o nero, cattivo o buono.
    Esistono le vie di mezzo e di questo nessuno sembra esserne consapevole.
    Idolatriamo il modello statunitense solo perchè il 90% di noi filtra la realtà attraverso i media.
    C'è poco da dire la nel paese dei balocchi chi sbaglia paga e parecchio...
    Se non sei assicurato e sei malato muori, se ti "segano" ( e questo succede con una facilità estrema ) sei costretto a ripartire da zero.
    Il mercato è ricettivo, la cultura è differente e, di conseguenza, le assunzioni più facili.
    Se applichiamo questo modello in una Italia come quella che stiamo vivendo, la certezza ( non rischio, ma certezza ) è che le aziende ne faccian un cattivo uso.
    Siamo seri.. sono pochissime le aziende capaci di seguire una politica di valutazione ed incentivazione pulita e senza influenze esterne dettate da soggettività e "mafiette interne".
    Combattiamo con serietà ciò che è marcio e, forse, cominceremo tutti a seguire un filone di correttezza sul quale poter applicare modelli ora tanto temuti e poco apprezzati.

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  12. Come ho detto in un precedente commento, io sono completamente d'accordo in linea di principio con il post, ma all'atto pratico lo "startupping" non lo vedo come una soluzione ai problemi attuali.

    Alcune riflessioni:

    1) La maggioranza della popolazione NON e` in grado di fare innovazione o pensare un'idea da startuppare. Non ho i dati, ma a naso direi che chi e` in grado di fare questo passo fa parte di una elite che corrisponde a meno del 10% della popolazione. Se "Siamo tutti precari, che bello!", il 90% di queste persone si ritroverebbe per strada chiedendosi come diavolo procurarsi il cibo per mangiare la sera: e` piu` facile che diventino delinquenti che startupper.

    2) Secondo me il posto fisso e` stato, in tempo di vacche grasse, un modo per fornire un "reddito di cittadinanza" affinche` le persone potessero soddisfare i bisogni primari senza troppi problemi. Questo pero` ha portato alla proliferazione di lavori inutili ed inoltre, e qui sta il vero danno, la societa` si e` adattata a questo sistema: ad esempio, come diceva un altro commentatore, l'accesso al credito e` spesso garantito ai soli titolari di un posto fisso. Il risultato e` catastrofico. I lavori inutili non generano innovazione. Chi fa lavori inutili non ha bisogno di formazione, ne` e` stimolato. Praticamente oggi ci ritroviamo con un esercito di persone non formate, non motivate, senza competenze a cui chiediamo di diventare precari e di inventarsi il futuro. Praticamente come chiedere ad un disabile di correre la maratona di New York facendo un buon tempo. E` evidente che nella situazione attuale "Siamo tutti precari = Siamo tutti morti": o perche` non si e` in grado di invetarsi un futuro, o perche` si scatenerebbe una guerra civile (e quindi quelli che sono in grado di inventarsi un futuro soccomberebbero).

    Come suggerivo, quindi, in un precedente commento secondo me sarebbe piu` onesto dare a tutti un reddito fisso che garantisca la sopravvivenza e abolire tutti i lavori inutili (che hanno costi collaterali enormi che non si limitano semplicemente agli stipendi)

    3) Una critica ad una parte del movimento "startupper" che ho piu` sotto gli occhi, ovvero quelle informatiche. Francamente sono un po' scettico sul valore aggiunto di molte di queste startup. Anche guardando alla Silicon Valley, oggi molte startup non fanno innovazione ne` propongono soluzioni che "migliorano il mondo". Voglio dire, una startup che viene valutata milioni ma che e` l'ennesimo servizio web-social e` fondamentalmente inutile ed ha ragione di esistere solamente perche` c'e` il supporto di una bolla che permette che tali servizi possano essere valutati con tali cifre. Francamente il fatto che Facebook sia valutato miliardi quando le industrie che fanno innovazione sulle energie rinnovabili etc. hanno difficolta` a trovare fondi mi fa porre qualche domanda.

    Degli startupper, tutti, condivido l'entusiasmo, l'attitudine verso l'innovazione e la propensione ad essere in modalita` "apprendimento" sempre. Pero` non credo affatto che una miriade di startupper che si concentrano su, lasciatemelo dire, lo sviluppo di servizi inutili siano la soluzione solamente perche` "startupper". Si rischia di ritrovarsi con una miriade di persone, che lottano per accaparrarsi i soldi dei VC proponendo delle idee tutto sommato poco o per nulla innovative. Ditemi quello che volete ma FourSquare NON e` innovazione e Facebook lo e` molto marginalmente. E se me lo chiedete penso anche che l'iPhone non sia assolutamente innovativo. Il touch capacitivo lo e`, non l'iPhone.

    Il problema e` molto complicato, soprattutto per quanto riguarda la transizione. Ma "Tutti startupper" francamente non mi sembra una buona soluzione.

    E` pur vero che di positivo c'e` l'entusiasmo di questo "movimento". E forse e` questo che puo` fare la differenza.

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  13. Come ho detto in un precedente commento, io sono completamente d'accordo in linea di principio con il post, ma all'atto pratico lo "startupping" non lo vedo come una soluzione ai problemi attuali.

    Alcune riflessioni:

    1) La maggioranza della popolazione NON e` in grado di fare innovazione o pensare un'idea da startuppare. Non ho i dati, ma a naso direi che chi e` in grado di fare questo passo fa parte di una elite che corrisponde a meno del 10% della popolazione. Se "Siamo tutti precari, che bello!", il 90% di queste persone si ritroverebbe per strada chiedendosi come diavolo procurarsi il cibo per mangiare la sera: e` piu` facile che diventino delinquenti che startupper.

    2) Secondo me il posto fisso e` stato, in tempo di vacche grasse, un modo per fornire un "reddito di cittadinanza" affinche` le persone potessero soddisfare i bisogni primari senza troppi problemi. Questo pero` ha portato alla proliferazione di lavori inutili ed inoltre, e qui sta il vero danno, la societa` si e` adattata a questo sistema: ad esempio, come diceva un altro commentatore, l'accesso al credito e` spesso garantito ai soli titolari di un posto fisso. Il risultato e` catastrofico. I lavori inutili non generano innovazione. Chi fa lavori inutili non ha bisogno di formazione, ne` e` stimolato. Praticamente oggi ci ritroviamo con un esercito di persone non formate, non motivate, senza competenze a cui chiediamo di diventare precari e di inventarsi il futuro. Praticamente come chiedere ad un disabile di correre la maratona di New York facendo un buon tempo. E` evidente che nella situazione attuale "Siamo tutti precari = Siamo tutti morti": o perche` non si e` in grado di invetarsi un futuro, o perche` si scatenerebbe una guerra civile (e quindi quelli che sono in grado di inventarsi un futuro soccomberebbero).

    Come suggerivo, quindi, in un precedente commento secondo me sarebbe piu` onesto dare a tutti un reddito fisso che garantisca la sopravvivenza e abolire tutti i lavori inutili (che hanno costi collaterali enormi che non si limitano semplicemente agli stipendi)

    3) Una critica ad una parte del movimento "startupper" che ho piu` sotto gli occhi, ovvero quelle informatiche. Francamente sono un po' scettico sul valore aggiunto di molte di queste startup. Anche guardando alla Silicon Valley, oggi molte startup non fanno innovazione ne` propongono soluzioni che "migliorano il mondo". Voglio dire, una startup che viene valutata milioni ma che e` l'ennesimo servizio web-social e` fondamentalmente inutile ed ha ragione di esistere solamente perche` c'e` il supporto di una bolla che permette che tali servizi possano essere valutati con tali cifre. Francamente il fatto che Facebook sia valutato miliardi quando le industrie che fanno innovazione sulle energie rinnovabili etc. hanno difficolta` a trovare fondi mi fa porre qualche domanda.

    Degli startupper, tutti, condivido l'entusiasmo, l'attitudine verso l'innovazione e la propensione ad essere in modalita` "apprendimento" sempre. Pero` non credo affatto che una miriade di startupper che si concentrano su, lasciatemelo dire, lo sviluppo di servizi inutili siano la soluzione solamente perche` "startupper". Si rischia di ritrovarsi con una miriade di persone, che lottano per accaparrarsi i soldi dei VC proponendo delle idee tutto sommato poco o per nulla innovative. Ditemi quello che volete ma FourSquare NON e` innovazione e Facebook lo e` molto marginalmente. E se me lo chiedete penso anche che l'iPhone non sia assolutamente innovativo. Il touch capacitivo lo e`, non l'iPhone.

    Il problema e` molto complicato, soprattutto per quanto riguarda la transizione. Ma "Tutti startupper" francamente non mi sembra una buona soluzione.

    E` pur vero che di positivo c'e` l'entusiasmo di questo "movimento". E forse e` questo che puo` fare la differenza.

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  14. Commento veloce sul "dare credito solo a chi ha il lavoro a tempo indeterminato": è lo stesso anche qui in California. Se devi comprare una casa e sei disoccupato, nessuno ti da' credito. Se invece hai un lavoro - meglio se da almeno un anno - invece si'. Anche se lo potresti perdere il giorno dopo. E' una pura valutazione del rischio da parte di chi offre il mutuo: se anche il posto non e' a vita, non cambia nulla.

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  15. L'accesso al credito e` un grosso problema di societa`.

    Io non vivo in Italia, non sono uno startupper ma... lavoro in una startup :)

    Beh, qui anche solo per affittare un appartamento ti chiedono di avere uno stipendio netto pari a 3 volte l'ammontare dell'affitto a tempo indeterminato.

    Io ho avuto fortuna perche`, nonostante non rientrassi nei parametri, ho trovato un proprietario che e` stato gentile.

    Ci si rende subito conto che il rischio di non avere un tetto sulla testa e` qualcosa che non tutti sono disposti ad accettare.

    Purtroppo e` un problema di societa`. In Italia come in Francia (non so come funziona negli altri paesi Europei)

    Ed il grosso problema sta proprio nel come organizzare la transizione nel rispetto delle persone.

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  16. Qui per affittare casa è bastata una dichiarazione. Hanno controllato che non avessimo credito negativo. Ed abbiamo versato una cauzione di solo 600 dollari. In ogni caso, se ti va bene di stare in zone poco considerate, a San Josì trovi appartamenti di 50 mq a 500 dollari.
    A Roma, di questi tempi, per affittarti casa, oltre ad almeno 3 mesi di cauzione, vogliono una fideiussione a un anno. Una cosa folle.

    Voglio dire che gli USA non sono il paradiso. Ci sono infinite cose che funzionano malissimo. E si vive meglio in Italia sotto molti punti di vista. Ma ce ne sono altre che funzionano, mentre da noi latitano e rischiano di mandarci completamente fuori da qualsiasi competizione internazionale. Non so quale sia la ricetta, ma qualcosa bisogna cambiare.

    Ad ogni modo, Facebook ha innovato a tutti i livelli, altro che marginalmente. Una vera rivoluzione sul piano sociale e tecnologico.

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  17. @Sullof: non confondiamo l'innovazione con la popolarità dettata dalle mode,per favore...
    @Boniface Millian: sono d'accordo in tutto e per tutto con quanto scrivi.

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  18. @Alberto, e prima di te @Boniface, io mi chiedo veramente come vi permettete di dire che Facebook non abbia fatto innovazione.
    L'ignoranza di una tale affermazione è sconsolante. Lasciamo da parte la componente sociologica di Facebook (su cui si stanno scrivendo libri), che non rientra nella mia sfera di competenza, ma guardiamo solo a quella tecnologica.
    Facebook ha 600 milioni e passa di utenti, con un traffico enorme e con problemi tecnologici di portata mai vista prima. Come fa a reggere tutto ciò? Ve lo siete chiesti? Facendo innovazioni su innovazioni. E manco a dire che si tiene le cose segrete per cui quello che fanno lo sanno solo loro. No. Tutto ciò che produce, Facebook lo rilascia Open Source e quindi alla portata di tutti. Mai sentito parlare di Cassandra o di Scribe o di altre decine di strumenti potentissimi creati da Facebook e donati alla comunità. O per restare al vecchio.... provato a fare un confronto fra MySQL 5 e MySQL 5.5? Notata l'impressionante differenza a livello di prestazioni, features e tutto il resto? Di chi è il merito? Ovviamente di Oracle... E invece no, per il 70% di tratta di patch prodotte da Facebook.
    E vogliamo parlare dei datacenter? Facebook ha problemi enormi di carico ed ha sviluppato l'Open Compute Project Server. E, guarda un po', ha pubblicato tutti gli schemi. Insomma, potrei andare avanti per ore a raccontare tutte le innovazioni di Facebook che dovrebbero essere ovvie perché un sistema un grado di gestire quello che gestisce Facebook qualsiasi esperto di sistemi scalabili vi avrebbe detto quattro anni fa che non era realistico, che non si poteva fare.
    Io non mi permetto di parlare di cose che non conosco. Lo stesso dovrebbero fare gli altri.

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  19. @Sullof. Per Facebook hai ragione. Ritiro la mia critica un po' estremista. Riconosco che da Facebook sono usciti molti prodotti innovativi, a partire da Cassandra di cui sono anche un utilizzatore.

    Quello che volevo dire, essenzialmente, e` che molta della cosiddetta "innovazione" si fa con l'obiettivo di guadagnare tutto e subito. Spesso le soluzioni considerate "innovative" in realta` sono quelle che riescono a vendere piu` pubblicita`. Facebook ed anche Google hanno un valore esorbitante proprio per questo motivo.

    Io trovo un po' triste, ripeto, che delle startup come "Color" riescano a trovare 41 milioni di dollari, mentre chi fa cose davvero innovative non vede un euro.

    E trovo anche triste che Facebook valga miliardi di dollari non perche` e` riuscita ad innovare producendo quello che hai menzionato, ma perche` ha 600 milioni di utenti (e quindi un bacino di pubblicita` enorme)

    Della tecnologia che sta dietro Facebook non importa molto.

    @Fabrizio. Si, ho visto working capital. Molto interessante ed, in effetti, sono state presentate molte cose innovative. Pero` francamente premi assegnati a progetti come buonenotizie.it mi lasciano un po' perplesso (ed, in un certo senso, avvalorano quello che volevo esprimere).

    Un articolo che parla abbastanza bene di cio` che volevo mettere in evidenza e` questo http://www.nytimes.com/2011/08/14/opinion/sunday/the-elusive-big-idea.html?pagewanted=all

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  20. @Boniface Rispondevo sul piano tecnologico. Ma il Facebook è proprio aver innovato il linguaggio ed aver introdotto modalità di comunicazione che prima non esistevano. Quando vai a sviluppare un qualsiasi servizio adesso, devi tenere conto che ci sono una serie di strumenti che non puoi ignorare perché Facebook li ha resi noti a tutti. Il post-Facebook è innegabilmente diverso dal pre-Facebook. Perché trovi triste che qualcosa che sia riuscito a coinvolgere così tanta gente nel mondo abbia un valore? Onestamente non capisco.

    Con Color fai un esempio emblematico. Tuttavia, in base a ciò che dici, dovresti ammirarli molto più degli altri perché sono pura innovazione tecnologica.
    Hanno preso i soldi per via di una serie di brevetti importanti che consentono loro di individuare la posizione di un utente con una precisione dell'ordine di qualche metro in orizzontale e verticale. Se confronti con i 50 metri del GPS capisci cosa ci si potrebbe fare ad usarla come si deve questa tecnologia.
    L'errore di chi li ha finanziati è stato concentrarsi sulle potenzialità tecnologiche sottovalutando l'esecuzione generale. Ma l'innovazione c'era ed era anche innegabile.

    Ogni volta che esce qualcosa c'è un'innovazione. Alle volte è evidente, alle volte quasi invisibile. Credo che sarebbe saggio andarci cauti prima di accusare a destra e a manca.

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  21. A proposito, chi conosce bene Zuckerberg, come il mio amico Yishan (il primo direttore dell'engineering di Facebook), sa che lui odia la pubblicità. Lo dimostra il fatto che Facebook stia facendo uno sforzo enorme per trovare modi di fare pubblicità che sia veramente gradita agli utenti, che cioè aggiunga valore all'esperienza. Suggerisco di vedere questo splendido talk di Paul Adams per capire come si stanno muovendo.

    http://vimeo.com/29576241

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  22. @Sullof... Mi stai facendo ricredere sulle mie convizioni :) Te ne ringrazio.

    C'e` comunque qualcosa che ancora non mi convince. E forse cio` e` dovuto alla connotazione che do alla parola "innovazione", alla quale associo dei parametri molto elevati.

    E` tuttavia corretto che per arrivare a delle vere innovazioni la strada e` lastricata di soluzioni meno innovative. Se avessi adottato il mio metro per giudicare gli esperimenti che hanno portato al telefono, probabilmente il telefono (una innovazione per antonomasia) non sarebbe neanche nato :)

    Quindi mi trovo in linea di massima d'accordo con quanto dici.

    Mi piacerebbe, comunque, che la potenza di fuoco finanziaria riorganizzasse un po' le sue priorita`. Vedere queste cose: http://gigaom.com/cleantech/the-tale-of-the-two-ipos-cleantech-vs-social-media/ mi fa cadere le braccia.

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  23. Sono d'accordo: contratto unico per tutti in modo da sbloccare la situazione. Il nuovo governo lascia invece invariata la situazione dei lavoratori già a contratto, predisponendo un contratto unico per i nuovi lavoratori??? Come se non bastasse, l'aumento dell'età pensionabile ingesserà ulteriormente l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Preparo le valigie...

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  24. ciao capo, scusa come riesco a contattarti via mail ?

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  25. Linkami su LinkedIn e poi mandami una email quando ho accettato la connessione

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  26. tu dici siamo tutti precari ,che bello io dico siamo tuti emigrati che é meglio!!!!da sempre siamo stati il fanalino di coda d europa e un paese vergognoso dove succedono cose vergognose!!!imitare l america sarebbe una stronzata ma per la deficenza e l ignoranza dell italiano medio sarebbe giá un ottimo punto d arrivo,inarrivabile peró!!!!il paese é giá morto e non ve ne siete accorti sveglia!!!ci sono piu stranieri che italiani e quelli che sono rimasti o sono troppo vecchi o troppo stupidi per andarsene...il paese del bunga bunga...ancora che state a pensa a questi dettagli quando non esiste la serietá l educazione e la coerenza...con la politica che avete con le 2 mafie che avete alle quali dovete inginochiarvi e sottomettervi,delle quali dovete pagari i vizi e sopprtare le angherie...avete ancora voglia di andare a lavorare???poveri coglioni!!!saluti e...vergogna!!!ancora a parlare delle cazzate bravo bravo mi raccomando invece di andare a dare fuoco ai palazzi del potere...ma che cazzo de droga ce mettono nella tv per farvi stare cosi fuori é???!!!la vorrei provare anche io ti giuro...ahahahah!!!!

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  27. Veramente sono un emigrato anche io, solo un pelo più ottimista. Io il mio paese non lo mollo, c'e troppa gente che la pensa come me, troppo facile dire che fa tutto schifo.

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  28. L'Italia NON E' la Danimarca! bisogna migliorare l'organizzazione pubblica della ricerca del lavoro e della formazione gratuita pubblica per il ricollocamento effettivo ed efficace dei lavoratori che perdono il posto di lavoro. Ora la stragrande maggioranza dei corsi sono delle truffe pagate con soldi pubblici e che non aiutano nessuno a ricollocarsi velocemente! allora si vuol cambiare tutto per avere un altro CAOS! le innovazioni radicali non funzionano in Italia! ve lo dovete metter in testa! la stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici non hanno alcuna voglia di mettersi da parte o cambiare il loro modo di lavorare

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  29. Hai ragione, il posto fisso (degli altri) sta ormai uccidendo una generazione intera in Italia. Io ho un posto a tempo indeterminato a 1250 euro al mese, non ti sto a dire che sono laureata, che sono "demansionata" in quello che faccio e che sono incazzata come una biscia. Vorrei cambiare lavoro già da qualche anno, ma in un sistema ingessato come quello italiano è difficilissimo. La crescita non c'è perché anche chi vuole cambiare e mettersi in gioco non ci riesce. Chi si butta si sente solo un coglione (scusate la parola) attorniato da tutti gli altri che hanno il posto fisso e ti danno del matto. Un problema enorme per i giovani, secondo me e secondo Mario Draghi ancora più grosso della precarietà, sono i bassi salari. Con 1000 euro al mese non vai da nessuna parte, sopravvivi, e non fai progetti importanti, a lungo termine (vedi figli). Davvero brutto periodo in Italia.

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  30. scusa eh, ma a me viene sempre da sorridere quando sento questi ragionamenti: in pratica in italia il PIL non cresce per colpa dei "lavoratori", giusto? io direi (e qualcuno l'ha detto) che se ci sono buone idee e buoni imprenditori, il pil cresce comunque, indipendentemente dal tipo di contratto applicato ai lavoratori. E attenzione: non sto parlando di aziende che incrementano il fatturato dell'1% annuo.Con queste si va poco lontano.
    Poi riguardo alla silicon valley, figo quello che dici, ma e' un'esperienza talmente di nicchia da non dover essere presa neanche in considerazione. Andiamo a vedere come stavano 2 anni fa gli operai di Detroit (della situazione attuale non ho notizie): loro come li ricicli? Possiamo anche considerarli un "sacrificio necessario" ma poi vanno gestiti, altrimenti sono delle bombe ad orologeria, e quando esplodono, non c'e' silicon valley che tenga. A questo ci abbiamo pensato?
    E tutto questo te lo dice uno che si e' licenziato 13 anni fa da una Big Company (posto fisso e stra-sicuro) per andare a lavorare in una startup di 10 persone e a guadagnare meno (allora). La startup e' diventata poi una bella azienda e ci lavoro ancora, con grandi soddisfazioni e facendomi un discreto mazzo (piu' dei miei colleghi americani, che alla loro ora fanno cadere la penna e se ne vanno a casa). Sono circondato di colleghi/amici con contratti a tempo indeterminato (quasi tutti) che si fanno un gran mazzo da anni. So che il mio "piccolo paradiso" non puo' essere preso ad esempio, ma neanche il tuo grande paradiso della silicon valley e' significativo. La realta' e' un'altra, fatta anche di wannabe imprenditori che non si fanno scrupoli a mandare a casa una persona, a causa di scelte imprenditoriali azzeccate, pur di non dover rinunciare al proprio "life style".
    Davvero, prima cambiamo la mentalita' degli imprenditori, cambiamo il rapporto attuale che c'e' fra lo stipendio di un dirigente e quello di un impiegato o di un operaio, e poi mettiamo in discussione anche i contratti di lavoro.
    Il pesce puzza sempre dalla testa....

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  31. "Il giusto, al solito, sta in mezzo.

    Le protezioni agli operai ci vogliono. Proteggere gli ingegneri (per esempio, quelli del software) invece genera il risultato opposto. Ingessa il sistema, e gli sega le gambe."


    Ecco, mi sembra che così ci siamo.

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  32. qui in italia anche con il posto fisso si sta da schifo e si è incazzati perennemente: semplice, i dipendenti non guadagnano abbastanza da assicurarsi un futuro....si fa presto a dire America e riempire le interviste con esempi che il piccolo operaio non può attuare...

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  33. Un pezzo articolo di una spietatezza che mi disturba..mi fa paura. Come si fa a parlare di flessibilita' in Italia se quando perdi il lavoro ti servono 2 -3 anni per trovarne uno simile?
    Come fai a comprarti qualsiasi cosa se non hai un posto indeterminato? Le banche ti danno il mutuo per la casa? ti vendono un auto? riesci a pagarti le rate?
    Ma che paragone fai? con la silycon valley? e' come paragonare la pizza italiana a quella inglese...non c'e' paragone.
    Come si fa ad esportare un modello di successo americano in una situazione politico-economica come l'italia?
    pensate prima di sparare baggianate ovvie, semplicistiche e spietate.

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    1. Grazie del commento. Mi sono riletto il post perche' e' vecchio di diversi anni, ma sono ancora d'accordo con me :-) Le protezioni servono, ma non per gli ingegneri del software (di cui parlo), che se ci mettono 2-3 a trovare un lavoro vuol dire che non hanno voglia di muoversi. E comunque qui il mutuo te lo danno se hai un posto di lavoro, non se e' indeterminato (perche' non esiste). Le banche rischiano un po' di piu', ma conta la tua storia di credito (se nel passato hai pagato le rate in tempo).

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