10 novembre 2011

Siamo tutti precari, che bello

L'Italia sta passando un momento drammatico, ma e' proprio durante i momenti di emergenza che da noi emergono le cose migliori. Siamo un popolo che tira fuori le palle solo quando sono appese a un filo. E' il momento giusto per fare delle scelte che ci portino dal "tenere" al "crescere" (lo so, e' un mio tormentone, abbiate pazienza).

Mi sono guardato il maxiemendamento che verra' approvato a brevissimo. Ci sono tante cose, ma ne manca una che per me e' chiave per uscire dal pantano: non si tocca il lavoro.

Da noi, il lavoro e' sacro. L'Italia e' una Repubblica fondata sul Lavoro. E mi sta bene. Il problema e' che ci siamo allargati troppo. Il lavoro e' a vita. Chi mette le mani su un posto diventa fisso, inchiodato alla sedia. In Italia non si licenzia, il merito non conta, piu' a lungo uno e' attaccato alla sedia, piu' ottiene.

Il risultato netto e' un paese diviso in due. Quello della generazione prima della mia, che ha il posto fisso e se lo tiene. E quello della generazione dopo la mia, che vorrebbe avere gli stessi privilegi ma invece non ha un cacchio. Noi siamo in mezzo e ci barcameniamo, ma non ci va troppo male.

E' ovvio che il sistema non funzioni. Basta vedere dove siamo arrivati per capirlo, non ci vogliono gli economisti di alto profilo. Il risultato e' che i giovani non hanno il posto fisso, e manco il posto non fisso. Non si assume, e' tutto chiuso. E l'economia tracolla.

Lasciatemi parlare di un estremo opposto, che conosco bene.

Io in Silicon Valley sono un "employee at-will", cosi' come tutti i miei colleghi (e tutti quelli che vivono qui). Vuol dire che devo dare ZERO giorni di preavviso se me ne voglio andare, ma anche che l'azienda mi puo' segare dall'oggi al domani. E capita, spesso. Si arriva in ufficio al venerdi', si scopre che il badge non funziona piu', si firma un foglio e via, senza passare manco dall'ufficio perche' il computer e' dell'azienda. Se va bene, ci sono due settimane di severance (no, il TFR non esiste, l'unica cosa garantita sono le ferie non pagate, che qui sono due settimane all'anno per i neo-assunti...).

Io sono un precario. Questa sera potrei non avere piu' il lavoro, essere buttato in mezzo alla strada, senza protezione alcuna. Eppure dormo bene la notte. E sono felice.

E' un modello cinico, bastardo, da panico? Certo. Peccato che qui nessuno guardi al rischio di essere segati. Al contrario, le aziende sono terrorizzate di perdere i piu' bravi e fanno di tutto per tenerli (mai sentito parlare degli chef o dei massaggi a Google?). E chi perde il lavoro al venerdi', si prende un paio di settimane di vacanza, e trova lavoro nelle due settimane successive. Perche' il mercato e' flessibile, ci sono piu' porte che si aprono di quelle che si chiudono.

Tra i due estremi, quello americano funziona meglio. Anche se non mi piace. Troppo facile per l'azienda e troppo duro per il dipendente, soprattutto in momenti di crisi generale. Quello Italiano pero' e' una follia, uccide la meritocrazia, toglie motivazione, semplicemente non funziona. Punto. Il giusto, al solito, sta in mezzo.

Le protezioni agli operai ci vogliono. Proteggere gli ingegneri (per esempio, quelli del software) invece genera il risultato opposto. Ingessa il sistema, e gli sega le gambe. I ragazzi di Funambol non hanno bisogno di mille protezioni, hanno bisogno di un mercato che si muova. Hanno una laurea, si adattano in fretta, lavorano sul divano di casa, non in una fonderia.

Il mezzo e' forse quello che suggerisce Ichino, la FlexSecurity (io farei qualche passo in piu', ma da qualche parte bisogna partire). Un modello che protegga ma non ingessi. Che parte da una semplice idea: tutti a tempo indeterminato, a tutti le tutele essenziali, nessuno inamovibile. Guardatevi le slides. O il video, anche se un po' vecchiotto. Occhio: indeterminato ma precario ;-)

La mia speranza e' che il nuovo governo, qualunque sia, possa finalmente fare qualcosa di concreto. Con tranquillita', senza agitarsi troppo (non ho mai capito perche' in Italia appena si tocca il lavoro succede un casino...). Se ci teniamo questo sistema, continuiamo a scivolare. Lentamente. Come la rana dentro la pentola che bolle, poco a poco. Il rapporto debito/PIL si abbassa alzando il PIL, giusto?

Una cosa a cui tengo molto: far capire ai ragazzi giovani che il posto fisso non e' una chimera. E' una follia. Non sta in piedi. Vi taglia le gambe. Aspirare al posto fisso non ha senso (e poi diciamolo, volete davvero fare la stessa cosa per tutta la vita? Ma che palle!). Aspirate a fare qualcosa che vi piaccia, divertitevi, inventatevi qualcosa di nuovo, cambiate il mondo.

Credetemi: siamo tutti precari. E non c'e' niente di male. In Silicon Valley, per esempio, viviamo piuttosto bene e siamo tutti di buon umore, anche senza il posto fisso. Quando atterro in Italia, sono tutti incacchiati come le bisce. Non solo i giovani, pure i vecchi con la pensione d'oro. Perche' un sistema che non funziona taglia le gambe a tutti.

Importiamo le cose che ci piacciono degli altri sistemi, amalgamiamolo con il nostro e viene fuori il sistema perfetto. L'unica cosa che non ci possiamo permettere e' di non fare nulla. E' tempo di muoversi. C'e' un paese da far crescere, abbiamo tenuto abbastanza.