16 aprile 2011

Fallito? No, esperto!

Oggi mi sono imbattuto in un breve video di Steve Blank, che viene da una intervista piu' lunga con Om Malik.

Dopo una carrellata veloce di tutto cio' che fa Silicon Valley (tanto), Steve si ferma su un punto che la rende davvero unica. Qui un imprenditore fallito e' visto come uno che ha fatto esperienza, che ha imparato. Basta che analizzi gli errori, li ammetta e spieghi cosa ha imparato.

Un VC in Silicon Valley e' piu' tranquillo a dare soldi a un imprenditore che sia fallito due volte, che non a uno che sta partendo per la prima volta. Lo so che quando lo dico in Italia faccio ridere i polli, ma credetemi: e' vero.

Fallire fa parte del processo di rischio. Senza una cultura che accetta il fallimento come un'esperienza, si limita il rischio. E chi non rischia, non innova. E chi non innova, non cambia il mondo.

Chissa' se questo salto logico un giorno riusciremo a farlo anche in Italia. Io ci conto.



Qui il video.

12 commenti:

  1. purtroppo in Italia si intende la parola "fallimento" (aziendale) in un altro senso.

    non è il tentativo di realizzare un'idea, magari nuova, magari azzardata, rischiando ma credendoci, per poi eventualmente prendere atto che non funziona o non funziona più, capitalizzando comunque esperienze ecc..

    qui per fallimento si intende imboscare soldi finché si è in tempo per non pagare i creditori. e questo dopo aver iniziato attività convenzionalissime, come ad esempio mettere su una "cooperativa" per organizzare corsi di formazione con fondi europei, intestare tutto ad un 92enne più o meno consenziente, e dopo un anno chiudere, non pagare nessuno e sparire.

    oppure mettere su una convenzionalissima web agency, far lavorare la gente anche con contratti apparentemente solidi e quando le cose vanno male far fallire l'azienda come ultima risorsa per non onorarli.

    qui l'esperienza che si capitalizza non è quella tecnologica, è quella del furbacchione che aggira le leggi e il fisco -- esperienza riutilizzabilissima anch'essa, per carità, e anche ben valutata in certi ambienti.

    è questa la cosa importante: per fallimento intendiamo due cose diverse, di là il rischio, di qua la furbata ai danni di qualcuno.

    e tra l'altro dietro il fallimento italian style a volte non c'è nemmeno il rischio: è tutto pianificato fin dall'inizio.

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  2. Non credo comunque che sia soltanto un problema italiano.
    Il "Vecchio continente" in toto è cosi definitivo anche per questo approccio al mondo dell'innovazione e delle startup. Ciò non avviene nell'ambiente Americano.

    Ma tutto ciò nasce ovviamente da una lunga storia che secondo me, alla fine dei conti, è riportabile al momento della scoperta stessa dell'America. (e su questo si potrebbe scrivere un ebook di milioni di pagine).

    Ciò che manca ancora qui e riuscire a far sbocciare quella serie di grandi eventi, incontri, rinnovamenti che possa veramente capovolgere ciò che la storia ci ha lasciato e passare ad una nuova era, nella vera "Silicon Valley Italiana" :)

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  3. Ho trovato questo blog per caso, molto interessante, veramente complimenti.
    Sei finito subito nei miei preferiti hehehehe!

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  4. daniele simoncini4 luglio 2011 13:40

    Il rischio fallimento e' esorcizzato perche' viene trasferito sulle spalle di chi lo puo' sopportare (il venture capitalist): quella californiana cioe' e' una societa' che ha creato delle economie di scala nella gestione del rischio finanziario da start up.
    In Europa non esiste un analogo: il prestito bancario e' inadeguato intrinsecamente (e' debito, non equity), e vendere azioni al pubblico a livello di start up e' giustamente proibito, perche' si presterebbe facilmente ad abusi e truffe. Alla fine, chi ha un'idea innovativa e una visione puo' raccogliere il capitale solo da parenti e conoscenti, con tutte le enormi limitazioni del caso in termini di perdita di talenti e di idee.
    E' quindi la figura del venture capitalist che e' dirimente: assomma conoscenza diretta, spalle larghe finanziariamente, diversificazione in piu' progetti.
    Tutto il resto, dalla concentrazione di talenti alla diversa mentalita' che si crea, e' una conseguenza.

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  5. di nuovo poche speranze...
    perchè? Perchè in Italia non conta alla fine vincere, l' obiettivo è spostato su altro.
    In Italia conta pararsi il .... e pararlo a chi ti ha portato lassù.
    Quindi se sposti l' obiettivo ovvio che tutto ciò che viene prima cambia.
    Anzi assolutamente necessario non dimostrare i fallimenti, nasconderli, assolutamente necessario non apprendere, non cambiare lo status quo altrimenti invece che un entrepeneur sei visto come un fattore di rischio, perchè non c' è che fa tanta paura in italia come qualcuno che mette in moto il cervello

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  6. Paola, quanto ottimismo ;-) Guarda che il pessimismo e' contagioso come l'ottimismo...

    Se accetti lo status quo, siamo d'accordo. Pero' pensare che il mondo non possa cambiare vuol dire arrendersi. E arrendersi e' peggio di fallire perche' non si impara niente.

    A presto,

    fabrizio

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  7. Forse non mi sono spiegata.
    Certo che ho ottimismo.
    Da 18 mesi sto lavorando ad un progetto sul web e 15 ore al giorno 7 days aweek e senza ottimismo davvero difficile trovare la orza, il coraggio di rimettersi in gioco.
    Ma però sono scappata a NY dove ho incontrato i General Catalyst che immagino tu conosca, perchè il frutto del mio duro lavoro deve servire a qualcosa a diventare realtà appunto.
    Ma da qui a cercare i fondi in Italia ce ne passa.
    Anzi dirò di più non li voglio nemmeno dall' Italia e per le molte ragione che tu evidenzi sui vari post del tuo blog!

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  8. stra quoto Luca ... ho clienti falliti con 5 BMW da 50k€ in garage, pranzo quotidiano al ristorante (annessa degustazione di vini di pregio) e all'operaio che deve vedere ancora gli ultimi 6 mesi di stipendi ha risposto "cosa voui che vada in giro a piedi?!" purtroppo gli americani in questo hanno un altra prospettiva e un altra onesta intellettuale. Anche s emi sovviene un dubbio ... cosa intendiamo per "imprenditore" perchè quelli italiani ad essere gentile sono "botteghai" e non imprenditori

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  9. Fabrizio, io sono ottimista, ottimista a tal punto che alcuni la scambiano per incoscienza, figurati che sono alla mia seconda startup e entrambe le ho fatte in Italia..

    Ma no, non credo che riusciremo a replicare in Italia quanto succede negli Sates.
    Purtroppo ha ragione Enrico, qui non si tratta di cambiare la testa a qualche persona, anche di quelle che contano e possono facilitare a livello di sistema questo cambiamento.
    Per arrivare dove dici tu servirebbe un cambiamento culturale epocale, una sterzata a 180° rispetto a come siamo oggi, che non è altro che il frutto di centinaia di anni di storia.
    Sarebbe come voler invertire il senso della deriva dei continenti.

    Ci vuole, davvero, troppo ottimismo, anche per me.

    Chiudo cono un piccolo aneddoto, successo proprio ieri.
    Mi chiama un mio amico, imprenditore con un piccola ma profittevole azienda con un turnover di circa 2ml, inc***to nero perchè la banca gli ha rifiutato un prestito personale di 20k. La stessa banca che invece ha rilasciato prestiti personali ad alcuni dei suoi dipendenti...

    Un saluto,

    simone

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  10. Ma no, dai, Simone. Se guardi alle banche o ai politici, non arriviamo da nessuna parte. Questo e' un cambiamento epocale che parte dal basso, favorito dalla globalizzazione. E' proprio la globalizzazione che col tempo scardinera' totalmente la nostra societa' arrugginita. Lo vediamo tutti i giorni... la crisi forza dei cambiamenti, e sono tutti verso il meglio. E dietro tutto questo, cresce alla grande un movimento fatto di startup e giovani che se la vogliono giocare, nonostante tutto e tutti. Ci vuole un po' ma sono convinto che fra dieci anni mi scriverai e dirai che tutto sommato e' andata meglio di quanto pensassi :-)

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  11. Sinceramente per esperienza personale alcuni soggetti non lottano minimamente per portare avanti un idea e sopratutto vedono l'idea di start up come lavoro facile senza spirito imprenditoriale a sbattersi .

    L'unica richiesta è soldi per pagarsi gli stipendi, una cosa che ritengo inaccettabile e molto triste nei confronti di tutta la categoria i soldi servono a portare avanti un idea non per avere uno stipendio prendendo in giro la gente.

    Fare start up non è creare buchi neri dove vengono presi i soldi di investitori senza credere nell'idea che si ha , ma lottare con gli strumenti messi a disposizione dell'investitore e sbattersi 20.000 volte di più di un dipendente.

    Sinceramente il fallimento ha senso se si compie un percorso intelligente e dove si vede l'impegno.
    Purtroppo ci sono alcuni start-upper che rovinano la categoria e bruciano possibilità per gli altri con investitori che si sono sentiti presi in giro e che porteranno la loro pessima esperienza ad altri diminuendo gli investitori

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  12. Sottoscrivo, ma è lo stesso ovunque...

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