6 settembre 2010

L'Italia che vuole cambiare

Sara' il clima del ritorno a scuola dopo le ferie, ma il dibattito italico sull'imprenditorialita' e il bisogno di cambiare si e' di colpo intensificato. Prima il discorso di Marchionne, oggi la "Lettera aperta all’Italia, investitori e startup" di Augusto Marietti, CEO di Mashape. Un altro scritto da non perdere.

Il suo “Dove credete di andare, avete solo 19 anni e siete in Italia”, mi ricorda parecchio il mio "Lei ha ragione, ma ha solo 23 anni". La nostra riposta e' stata simile. Siamo emigrati. Loro sbattendo la porta, io mantenendo i piedi in Italia (perche' l'ho fatto dieci anni piu' vecchio). Pero' vedrete che se Mashape cresce, alla fine finiranno ad assumere in Italia, perche' e' il posto migliore al mondo dove sviluppare software.

Augusto l'ho incontrato a Milano qualche anno fa. Un'energia straordinaria e un'idea imprenditoriale in testa. Poca gente disposta ad ascoltarlo, un salto in Silicon Valley a mangiare burgers per terra, poi qualche soldo per lanciarsi in una grande avventura. Un mix di sacrificio, impegno, entusiasmo e voglia di cambiare il mondo. Rinfrescante.

I ragazzi di Mashape rappresentano quella parte dell'Italia che vuole cambiare. Non solo se stessi e il paese. Vogliono cambiare il mondo. Se leggete le decine di commenti sotto il blog, vi accorgete di cosa vuol dire.

Vuole dire pedalare in salita...

Chi gli dice "siate umili" sbaglia tutto. Non si cambia il mondo essendo umili. Si cambia il mondo se si e' convinti di potercela fare. Anche quando tutti ti dicono che non ce la farai. Anche quando e' chiaro che non ce la farai. Eppure, qualcuno ci riesce.

Chi gli dice "vi aspettiamo fra un anno e poi vediamo" sbaglia di nuovo. E' vero, conta chi arriva, ma e' piu' importante chi parte. Chi non parte non arriva. Solo quelli che si lanciano ce la possono fare. Che ce la facciano o meno, non e' importante. Si sono lanciati, stanno provando a cambiare tutto, tifiamo per loro e se non ce la fanno... pazienza. Complimenti per averci provato. Avete fatto esperienza e la prossima volta sara' quella buona. Siete dei grandi. Forza ragazzi!

Chi dice "CHI SEI E DA DOVE VIENI CONTA PIU’ DELLA TUA IDEA. CHI SEI, COSA HAI FATTO IN PASSATO, QUANTI ANNI HAI, CONTA PIU’ DELLA TUA IDEA" sbaglia perche' se c'e' una cosa da cambiare in Italia e' proprio questo. Chi e' tuo padre, chi e' il tuo padrino, dove sei nato, quanti anni hai sono cose che non dovrebbero contare. Mai. Conta il merito. Se sei bravo, se hai una buona idea, se sei meritevole, vai premiato. Ti vengono date le opportunita' e alla fine cambi il mondo. In Silicon Valley e' cosi'. In Italia ancora no, ma dovremmo tutti lavorare perche' diventi cosi'. Altrimenti rimaniamo il paese degli imprenditori figli di imprenditori. Il paese in cui chi parte da zero e arriva in alto e' un arricchito, che schifo. Meglio i nobili di quelli che sudano, perche' a sudare si puzza. E invece no. Meglio chi parte da zero, il self-made-man americano, l'Obama figlio di nessuno, il Marchionne che emigra a 14 anni figlio di un carabiniere. Meglio di Agnelli. Va premiata la fatica, il merito, il sacrificio, non chi sei e da dove vieni. Altrimenti non si cambia mai.

Pero', alla fine di tutti i commenti, ne rimane uno solo. Quello che apre il cuore non e' solo il post ma la quantita' di commenti sotto. Non importano i contenuti (america si', america no, italia si', italia no) ma il fatto che ci sia cosi' tanta gente che partecipi. Stiamo andando nella direzione giusta. Si sta creando quell'ecosistema che ci manca. Che puo' trascinare tutti quelli che la paura di cambiare ce l'hanno davvero.


16 commenti:

  1. Ho letto e mi trovo a dover rispondere.
    Sono un ingegnere informatico, ho 26 anni, laureato con il massimo dei voti un anno fa.
    Mi sento dire: "cosa vuoi saper fare, lavori solo da un anno", "il nostro è il lavoro dei ciabattini" e ancora da altri "questa cosa si fà così perché mi piace così (e perché qui comando io)".
    Sfortunatamente non ho un'idea per una startup, ma vorrei averla. Se ce l'avessi vorrei provare a realizzarla rimanendo qui, senza andare in America. Vorrei essere a San Francisco, e vivere la vita entusiasmante di una startup.
    Purtroppo amo questo paese, e vorrei che i miei figli crescessero qui, non voglio emigrare.
    A ottobre penso di andare al rome startup weekend, e vediamo se ne esce qualcosa di positivo.

    Secondo te, cosa dovrei fare?

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  2. Ciao Matteo,
    non e' che si debba emigrare per forza... O che sia necessario far partire un'azienda...

    Pero' un'esperienza all'estero aiuta a capire come funzionano le cose nel mondo. Apre la testa a 360 gradi. E vale anche per gli americani, che dovrebbero venire in Europa per qualche anno (o in Asia). Non ti puoi immaginare le cose che dai per scontato e poi scopri che per gli altri non sono scontate per niente.

    A 26 anni secondo me vale la pena fare delle esperienze che servano per la vita. Non bisogna per forza far partire una startup. Ci sono migliaia di opportunita' nel mondo per imparare. Anche solo imparare l'inglese bene vuol dire essere pronti alle sfide della globalizzazione. Serve e tanto anche in Italia, quando rientri.

    Se aspetti di avere uno stipendio solido e di poterti permettere di partire, fai l'errore fatale: quando hai una situazione stabile diventa troppo tardi e non parti piu'. Quando butti l'ancora, tirarla su e' difficile. Meglio partire quando si ha poco o niente da rischiare.

    E se non te la senti di rischiare, non ti nascondere dietro un "amo il mio paese". Perche' lo amano anche di piu' gli emigrati, anche se si sentono insultare un giorno si' e uno no.

    Cio' detto, chi sono io per dirti cosa fare? L'importante e' che tu segua una passione. Che sia in Italia o in Inghilterra, poco cambia. L'importante e' fare qualcosa che ti piace davvero, non un lavoro 9-5 aspettando il weekend. Altrimenti butti via due terzi della tua vita (e ce n'e' una sola :-)

    In bocca al lupo. Non ti agitare troppo perche' qualunque scelta farai sara' quella sbagliata e quella giusta insieme. L'importante e' sempre vedere il bicchiere mezzo pieno.

    A presto,

    fabrizio

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  3. Cavolo tutto questo hype mi sta mettendo ottimismo! Magari questo paese guarirà grazie alla globalizzazione e alla long tail ;) ce la faremo sono sicuro. Ottima idea questo Blog, un po' di ottimismo ci voleva!

    Fabrizio, ne approfitto sfacciatamente per una richiesta: vorrei intervistati sul mio Blog, senza fretta, quando hai tempo. Non trovo un modo efficace di contattarti dunque provo tramite i commenti.

    Un saluto.

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  4. Beh, l'indirizzo e' facile. Nome.Cognome chiocciola funambol.com. O un sacco di altre variazioni ;-)

    fabrizio

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  5. Fabrizio, vedo che abbiamo notato le stesse cose nei commenti. ;)

    Cmq si, potrebbe essere il segnale debole del cambiamento. :)

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  6. Pero', alla fine di tutti i commenti, ne rimane uno solo. Quello che apre il cuore non e' solo il post ma la quantita' di commenti sotto. Non importano i contenuti (america si', america no, italia si', italia no) ma il fatto che ci sia cosi' tanta gente che partecipi. Stiamo andando nella direzione giusta. Si sta creando quell'ecosistema che ci manca. Che puo' trascinare tutti quelli che la paura di cambiare ce l'hanno davvero.


    Si questo è bello anche per persone come me, che sono wannabe sull'argomento startup e che hanno troppe ancore che li legano al territorio quindi le barriere nella testa le hanno dovute abbattere per sopravvivere.

    Cosa dire, io sono stato in giro per qualche talk sulla sicurezza informatica ed effettivamente anche nel lavoro dipendente si sente un'aria fresca che difficilmente la troviamo qui da noi.

    Devo ancora riflettere bene su quali siano le motivazioni che posso vedere, però è una cosa non solo legata al mondo dell'imprenditoria.

    Per il resto, as startup wannabe, spero che non sia l'ancora a distruggere la mia startup quanto una brutta execution.
    Perché (e qui parte una considerazione ingenua da newbie) se ho una buona execution e se so che per certe cose devo chiedere anche all'estero, non ha importanza dove mi siedo per il 90% del tempo a scrivere codice no?

    Altrimenti spegnamo Internet che è meglio :-)
    Un saluto
    Paolo

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  7. massimo ciociola7 settembre 2010 01:24

    Fabrizio , è inutile continuare a fare benchmarking tra Silicon Valley e Italia, sappiamo benissimo che mai avverrà di essere tanto vicini. Piuttosto facciamolo con Germania e UK .

    Concordo con te cmq , in bene o in male, se ne sta parlando tantissimo.

    E questo conta.

    m.

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  8. Complimenti per il post Fabrizio, sono più che d'accordo. Aggiungo anche che per osare in Italia bisogna anche iniziare a fare piccole rivoluzioni, avere la forza del peso delle proprie idee e grande responsabilità per portarle avanti. Io ho 30 anni, lavoro da quando ne ho 16, ho nome e cognome stranieri e un'attività in attivo da circa 5 anni nel settore del design.

    Rispondo a Matteo: io non voglio far crescere i miei figli in questo posto solo perchè la dieta mediterranea sembra essere la migliore, quella che ti fa campare 100 anni. La discriminazione è aumentata, il cancro dell'imprenditoria dell'ignoranza è in espansione e anche tra noi coetanei laureati non si riesce a trovare una vera aggregazione, culturale, di intenti, sogni.
    Per pensare ad una startup bisogna avere e coltivare un sogno, non importa "il dove", a volte non importa nemmeno il "con chi".

    Dopo anni di sforzi poco profiqui sto pensando di fuggire anche io, da vecchio startuppista che dovrà competere con i 20/25enni che non han perso tempo a risolvere i problemi di un'economia senza speranza e senza riforme, come quella italiana.

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  9. Caro Fabrizio,
    non confondere l'umiltà col il fatto di essere vile (o persino pigro).
    Umiltà non è un atteggiamento passivo. Umiltà significa consapevolezza di avere molto da imparare, significa tenere sempre gli occhi aperti e non alzare la voce. "Fare", prima di "parlare".
    A ventun'anni questo è l'unico atteggiamento possibile.

    Lo dico da ventunenne.
    Andrea

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  10. Ciao,
    purtroppo (io per primo) non abbiamo contribuito molto a dare veri segnali a chi è ai blocchi di partenza, bel post comunque, così come quello del Taglia, più se ne scrivono prima si avvia un volano virtuoso.

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  11. Ho un contratto "a tempo indeterminato", il posto fisso tanto agognato da chiunque in Italia della mia età. Quando mi hanno assunto, tutti mi hanno applaudito, si sono complimentati.

    Sinceramente ho molto da perdere, già ora. Sono uno fra i 'fortunati' figli di imprenditori, quelli per cui dovrebbe essere facile partire. Eppure, chi me lo fa fare?

    Fortunatamente ho quella passione che mi brucia dentro, che mi fa restare sveglio a pensare se un modello di business possa funzionare. Ho le idee che mi vengono fuori da sole, senza pensarci a fondo.

    Come dici tu, è il momento di rischiare: oggi mi licenzio, ho una nuova avventura che sta per partire, e spero mi condurrà lontano.
    Non amo il rischio, hai ragione, ma talvolta qualche rischio devo correrlo.

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  12. Sarebbe molto bello se il fermento intorno ad un post volesse dire l'avvio di un cambiamento.
    Purtroppo temo che sia l'ennesima folata di vento che innalza per un giorno le foglie al cielo. Poi il vento si placa e tutte le foglie ricadono giù.
    Travolto da lirismo insopprimibile, potrei aggiungere che la speranza è che qualcuna di queste foglie imbocchi una corrente calda e leggera che le permetta di continuare a volare oltre ogni confine.

    Negli anni di avvii del cambiamento ne ho visti e rivisti ma alla fine è cambiato poco. O meglio, qualcosa cambia, ma molto lentamente. Chi facesse un salto a Shangai si renderebbe conto di cosa significa cambiare velocemente.
    E' la nostra storia che ci frega. Perché a noi italiani piace tanto parlare, ma quando poi si tratta di rimboccarsi le maniche e lavorare gomito a gomito, di colpo non se ne parla più.
    Ma magari mi sbaglio:)

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  13. Concordo con buona parte dell'articolo, tranne per una cosa: se qualcuno deve investire del denaro in un progetto, l'idea interessa relativamente poco. Quello che conta è che il team sia in grado di produrre risultato, e di qualità. Riunire persone con il 'drive' necessario non è banale e spesso può essere una vera garanzia di successo, molto più di un'idea che al contrario può essere modificata o subire dei cambi di direzione significativi in corso d'opera. In sostanza, il 'Cosa hai fatto in passato' conta eccome.

    P.S: Volevo fare un 'in bocca al lupo' a Matteo, quello del primo commento. Faccio parte anch'io della popolosa cricca degli ing. informatici del belpaese, e sono quasi tuo coetaneo. Anch'io sono stato istruito fin da piccolo allo 'studia sodo che se sei fortunato ti assumono alla megaditta'. Così ho fatto, e da 3 anni lavoro per una grossa multinazionale dell'IT, pagato dignitosamente, con un contratto a tempo indeterminato: una chimera luccicante e quasi irraggiungibile per molti ragazzi della mia età.
    Eppure tra poco butterò tutto all'aria per seguire la mia strada, fare quello che mi piace fare, inventare.
    Il lavoro nelle grandi società, fatto di lecchinaggine e paraculismo, molto fumo e poco arrosto, non fa per me.
    Ho la fortuna di poter contare su un po' di 'passive income' grazie ad alcuni progetti sviluppati nel tempo libero gli anni scorsi, e di non avere obblighi di alcun genere.
    Matteo, so che è il più ritrito dei clichè, ma se ne hai la possibilità e senti di essere ancora in tempo, valuta quali sono le tue priorità e mettiti a fare quello che ti piace fare. In fondo, se non lo facciamo noi, chi lo fa? Non siamo poi in molti ad avere le 'mani libere'.

    - Francesco

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  14. ...aggiungerei: contattatevi. Parlatevi. Anche se seguite progetti diversi, fate networking. ;)
    Non c'è niente di meglio dei discorsi di due gruppi che lavorano a progetti differenti e si scambiano pareri e soluzioni. ;)

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  15. @massimo: concordo, parlarne serve. Credo abbiamo tutti lo stesso scopo: far nascere un qualcosa di importante in Italia. Che venga da gente che ha i capitali qui e la gente in Italia come Funambol, o da gente li', cambia poco. Tiriamo tutti la carretta dalla stessa parte.

    @andrea: ho dormito per cinque anni con sulla testata del letto "Humilitas alta petit". L'umilta' e' chiave, pero' se vuol dire non mirare alle stelle, non mi piace. Fare gli sboroni non serve (qui di sboroni ce ne sono pochi, e' incredibile come non se la tiri nessuno) pero' vogliono tutti cambiare il mondo. Che non e' una roba da umili...

    @francesco: hai perfettamente ragione. Pero' ci si riesce anche se il team ha poca storia (tipo la mia in Silicon Valley, zero da imprenditore, eppure ci hanno dato 30 milioni ;-) Sono certo sarebbe piu' facile trovarli adesso che abbiamo un track record. Pero' ce li hanno dati anche senza, anche perche' abbiamo avuto un sacco di fortuna...

    fabrizio

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  16. Un problema assai comune qui in Italia è quello accennato da Matteo. Ha 26 anni, laureato in Ingegneria informatica da 1 anno e si sente dire 'tu che ne sai, lavori solo da un anno'. Beh il mio problema è opposto. Ho 26 anni, lavoro da 7 nell'IT ma non sono laureato e mi sento dire 'tu che ne sai, non sei nemmeno laureato'!
    Detto ciò, da un anno circa lavoro all'estero e ho tutte le intenzioni di restarci. Ho lavorato in Francia, Germania e Irlanda. Ovunque, non importa se sono laureato o no e non importa se ho anni di esperienza. Ovunque dimostri di valere, sei ripagato.
    Amo l'Italia, ma mi trovo costretto a starne alla larga. Purtroppo non ho mai conosciuto qualcuno che la voglia cambiare e onsetamente sono sempre più certo che non accadrà. Scusate il pessimismo.

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