13 settembre 2010

Exit: non aprite quella porta

L'estate sta finendo con un bel dibattito tra gli startuppers italici. Si parla su blogs e Facebook. Si commenta e ci si agita pensando a quanto la Silicon Valley sia lontana dall'Italia. Io che vivo a cavallo del ponte, con la testa di qui e il corpo di la' (o viceversa, dipende da con chi parlate), mi diverto a leggere un po' di tutto.

Tra le tante cose, c'e' un argomento su cui mi sembra ci sia un sacco di confusione: come funzionano le exit qui (e come dovrebbero funzionare in Italia se e quando riusciremo a trasferire un po' di cose da qui a li'). E' un problema grosso, perche' la exit e' lo scopo finale. E se non si e' d'accordo sullo scopo finale, e' dura arrivarci insieme.

Provo a riassumere quello che so e che ho imparato (non che sia giusto per forza, ovviamente).

La exit e' il momento in cui chi ha investito in una startup vede tornare a casa i suoi soldini, possibilmente moltiplicati per 10. Nello stesso istante, anche i fondatori e tutti i dipendenti con stock options si intascano del denaro. E' la trasformazione del sudore in dollari.

Ci sono due exit:
  1. l'azienda viene quotata in borsa. Entrano capitali nuovi, le azioni si possono liberamente vendere (di solito dopo un periodo di lock-up per i dipendenti) e tutti sono felici. Peccato che di quotazioni IPO ormai se ne vedano pochissime.
  2. l'azienda viene venduta a qualcuno di grosso e di solito pubblico. Che sia in cash o stock dell'azienda pubblica cambia poco. Il sudore si trasforma in dollari. Nella maggior parte dei casi ci vuole un po' perche' l'azienda acquirente blinda i dipendenti chiave per qualche anno, rilasciando soldini a tempo (per tenersi i dipendenti bravi, che sono uno dei motivi principali dell'acquisizione)
Perche' da noi e' dura o impossibile:
  1. Non ci sono gli acquirenti... Sembra un problema grosso a sufficienza ;-) Senza Google, Cisco, Microsoft e tutti gli altri che comprano, come si fa a vendere? In Italia mancano le grandi aziende che fanno acquisizioni.
  2. C'e' un mercato di borsa asfittico. Non abbiamo manco piu' il Nuovo Mercato. Se e' inchiodato il Nasdaq, il resto non sta meglio (anche se conosco un'azienda che sta per quotarsi in Italia, quindi non si sa mai).
  3. Gli imprenditori non vogliono vendere. C'e' il terrore della exit. Il sogno di tanti e' passare l'azienda ai figli. Alcuni scrivono che la exit significa che i VC se ne vanno perche' qualcuno gli compra le quote. Che e' un mix del modello tradizionale (creo un'azienda e me la tengo per la vita) con quello del Venture Capital (voglio i capitali per crescere). Peccato che non funzioni perche' chi mai compra le quote del VC e non si piglia il resto?? Io no di sicuro :-)
  4. Vendere fa schifo, vuol dire abbandonare, fallire... La exit fa paura. La mentalita' del lavoro per la vita (ma quando mai, e' ora che si capisca che non esiste piu') si estende agli imprenditori. Faccio l'azienda per la vita. Se va giu' l'azienda, vado giu' anche io (fallimento, la macchia per la vita). Ma perche'?? Dopo qualche anno a fare la stessa cosa tutte le sante mattine, non ci si rompe le palle (pardon my French)? Non e' meglio vendere quando si ha l'occasione, e poi fare qualcosa di piu' divertente? Magari un'altra azienda? Concordo che i soldi facciano schifo e non fanno la felicita' (sono buddista di ispirazione), ma il cambiamento e' il sale della vita. Chi non cambia fa la muffa.
Qui mi fermo. Potrei andare avanti per ore, soprattutto sugli ultimi punti, che sono figli di una mentalita' diffusa. Il problema enorme e' che per avere Venture Capitalist (che sono alla base della ricchezza intellettuale e non della Silicon Valley) ci vogliono le exit. Senza exit, non ci sono VCs, perche' loro hanno fondi da dieci anni e dopo cinque dall'investimento devono vedere tornare i soldi. Altrimenti il modello non funziona. Punto.

E se non c'e' nessuno che ti compri, e se non vuoi vendere... e' dura sperare che nasca del Venture Capital italiano solido. Magari si vende in Europa (o negli USA) e si salta il primo problema. Ma se gli imprenditori vedono i VC come dei passeggeri che tanto prima o poi scendono, o peggio che vogliono stare con l'azienda per la vita... il giochino non funzia. Se volete l'azienda per la vita, lasciate stare i VC. Non cominciate neanche a cercarli. Perche' se per sbaglio li trovate, vi rovinate l'esistenza.

Okkio: io ho grande rispetto nei confronti delle aziende per la vita (qui le chiamano lifesyle companies). Alcune (pochissime) diventano anche grandi - anche se ci vuole una vita... Non sono una cosa brutta, anzi. Pero' non ci stanno con il modello delle aziende della Silicon Valley, con le startup finanziate dai Venture Capitalist, con il modello che ha generato Google, Facebook e tantissimi altri. Che e' quello che secondo me puo' tirare fuori dal pantano il nostro bel paese. Di aziende per la vita in Italia ne abbiamo a decine di migliaia (abbastano). Quello che ci mancano sono le startup che esplodono.

La exit e' lo scopo finale del mondo delle startup finanziate. Si parte e si mira a quello. Se non si riesce, pazienza, se ne fa un'altra (lascio la discussione sull'onta del fallimento a un altro post ;-) Ma il target deve essere chiaro. E come ci si arriva deve essere chiaro. E la mentalita' dietro deve essere quella giusta. Altrimenti si butta via il tempo tutti.

Della exit non si deve avere paura. E' una cosa bella. Fantastica. Dovrebbe essere il sogno da inseguire. La porta con su scritto exit e' quella che vale la pena aprire. Non c'e' da avere paura.




6 commenti:

  1. Il tasto più dolente del sistema italico. Continua ad evangelizzare sulla exit, certo non si risolverà il problema del mercato borsistico italiano e degli acquirenti ma almeno l'attitudine si può provare a cambiarla.

    Poi ci sono anche altri interessanti modi come chi è andato a fare IPOs in Francia o Svizzera..

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  2. Fabrizio, in questo post ho delle perplessità.
    Un po' perché conoscendomi sarei portato a considerare la mia startup come un bimbo (si è vero che anche da loro prima o poi dobbiamo staccarci)... però questo discorso della exit, è veramente l'unico modo di fare i soldi?

    Un po' come tu fai con Funambol. Fai software, lo fai da dio, lo vendi e ci fai margine.
    Fare una delle due exit è veramente l'unica alternativa?

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  3. sono d'accordo anche io che non necessariamente la exit è l'unica alternativa.

    Tutto ciò detto confermi in questo modo che in Italia non possono esistere vere startup perché mancano le exit. Questo è il vero problema.

    La cosa più triste però è che in altri paesi c'è lo stesso problema, ma esistono fondi internazionali che prendono le giovani aziende e le aprono verso l'estero.

    Per tutte le pessime caratteristiche che l'economia del nostro paese ha ( corruzione, dimensioni, burocrazia, etc...) purtroppo in Italia non avviene nemmeno questo.

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  4. Caro thesp0nge, la scelta la si fa all'inizio. Se si decide di prendere soldi dai VC (e non e' necessario), allora la scelta e' fatta. L'azienda non e' piu' il tuo bimbo, sei un dipendente come gli altri, e dopo i cinque anni di azienda bisogna avere un IPO o si deve vendere, perche' i VC devono avere il loro ritorno dell'investimento.

    L'idea di prendere soldi dai VC e tenere il controllo per la vita, e' una cosa che vale solo per delle eccezioni rarissime (tipo Facebook). Ma devi avere una traiettoria esponenziale che non rallenta mai. Un caso su un miliardo.

    Cio' detto, per prendere soldi dai VC bisogna avere la mentalita' giusta (per prendere soldi dai VC, non giusta in generale). Devono piacerti aziende che crescono in fretta (e sono un casino da gestire). Deve piacerti cambiare spesso, incluso vendere l'azienda e farne un'altra. Devi sapere a cosa vai incontro e deve piacerti. Altrimenti fanne a meno perche' il risultato al 99% e' un disastro.

    fabrizio

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  5. Ciao Andrea,
    come sei negativo!!

    Non e' vero che in Italia non possano esistere vere startup, semplicemente perche' si possono vendere all'estero (e poi qualche bella exit in Italia si e' vista, sono piu' rare ma ci sono). E adesso ci sono anche dei VC che investono in Italia su startup italiane con scopo globale (molte partecipano a Mind the Bridge e vengono qui in Silicon Valley, per esempio), per cui la mentalita' giusta per queste cose si sta diffondendo.

    Il bicchiere e' sempre mezzo pieno.

    fabrizio

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  6. Ciao Fabrizio,
    il tema delle exit è sicuramente un argomento importante ed è vero che in Italia c'è la cultura dell'azienda per la vita. C'è secondo me un altro problema culturale per cui gli imprenditori italiani non solo non si rivolgono a VC, ma addirittura non si aprono all'ingresso di nuovi soci che potrebbero dare ossigeno e nuovo vigore alle aziende, ed è la loro naturale tendenza ed essere "il padrun", espressa spesso e volentieri anche verso i figli. E' talmente radicata questa tendenza che resiste anche alle dimensioni. Questo genera ovviamente il "nanismo aziendale" che caratterizza il nostro tessuto imprenditoriale.
    Un altro motivo per cui non ci sono investimenti importanti in Italia da parte di VC o semplicemente da aziende estere (ma anche italiane, che investono all'estero piuttosto che in Italia), è l'enorme costo del lavoro e la rigidità dei contratti, come espresso in maniera suberba da Marchionne.
    La buona notizia è che comunque qualcosa si muove, i nuovi imprenditori di prima generazione che con fatiche immani cercano di fare impresa hanno la mentalità giusta, il tessuto sta cambiando ...
    Christian Tufariello

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