26 agosto 2010

La paura di cambiare

Vivere lontani dall'Italia ha i suoi pregi (accanto ai tanti difetti). Uno dei pregi e' che si vedono le cose dall'esterno, senza essere immersi nelle beghe quotidiane, tipiche del nostro Bel Paese.

Per esempio, io di cosa stia succedendo a Melfi o Pomigliano so poco o niente. Per cui ho l'opportunita' di leggere l'intervento di Marchionne a Rimini senza preconcetti, guardando ai contenuti di ampio respiro ed evitando i dettagli di questi giorni.

Per me, questo documento (che vi consiglio vivamente di leggere per intero cliccandoci sopra) e' uno dei migliori scritti che sia mai uscito dall'Italia.

Lo so, sono di parte. Marchionne e' un espatriato come me. Uno che ha visto l'Italia da fuori per tanti anni. Ed e' un imprenditore o comunque un manager, e parla da imprenditore. E' difficile per me non riconoscermi in quello che dice. Anche perche' lo dice bene. E mi trovo ad essere praticamente d'accordo su tutto...

Cito a casaccio:
  • Non è mai facile iniziare tutto da capo, in una terra sconosciuta e in una lingua straniera, imparare a gestire la solitudine di alcuni momenti. Non è facile lasciare le certezze del tuo mondo abituale per le incertezze di un mondo nuovo. [..] Ma è proprio per questo che viaggiare, cambiare ambiente e conoscere altre culture è uno straordinario modo per crescere – e per farlo in fretta. Il contatto con un mondo sconosciuto è qualcosa che ti cambia nel profondo perché ti costringe a contare solo sulle tue forze e a superare i tuoi limiti.
  • Sfortunatamente ho l’impressione che in Italia non ci siano interesse né fiducia verso questo straordinario bacino di informazioni.O forse, più semplicemente, non ne vogliamo sapere perché ci manca la voglia o abbiamo paura di cambiare. Molto spesso le ragioni del declino sociale ed economico di un Paese hanno a che fare con ciò che non abbiamo saputo o voluto trasformare, con l’abitudine di mantenere sempre le cose come stanno.
  • Questo è il momento di accettare il cambiamento come la possibilità per creare una base di ripartenza sana, come un’occasione per iniziare a costruire insieme il Paese che vogliamo lasciare in eredità alle prossime generazioni. Tutti noi esaltiamo il cambiamento come uno straordinario motore di progresso, come la più grande fonte di opportunità. Troppo spesso, però, l’elogio del cambiamento si ferma sulla soglia di casa. Va bene finché non ci riguarda. Noi siamo liberi di scegliere qual è il tipo di cambiamento che vogliamo: il nostro o quello degli altri. Nel farlo, dobbiamo essere consapevoli che il primo richiede energia, coraggio e determinazione nel costruire il nostro destino. L’altro, invece, ci condanna al ruolo di spettatori e potenziali vittime del processo.
  • Ma rifiutare il cambiamento a priori significa rifiutare il futuro. Se non siamo disposti ad adeguarci al mondo che cambia, ci ritroveremo costretti a gestire solo i cocci del nostro passato.
  • In questo, vorrei che fosse riconosciuta anche la dignità del mestiere dell’imprenditore.
    La responsabilità associata ai suoi compiti è enorme. Penso ai rischi che si assume, agli impegni che prende, agli sforzi che compie per aprire la strada ad uno sviluppo internazionale dell’azienda e all’impatto che le sue scelte possono avere sulla società. E’ una responsabilità che dovrebbe meritare, se non stima, almeno rispetto.
  • Da tutte le esperienze che ho fatto nella mia vita, mi sono reso conto che ogni storia di successo si basa sulla capacità di donne e di uomini di assumersi la responsabilità e l’impegno di imprimere una svolta culturale a un certo ordine di cose. Il cambiamento è una delle forze più potenti che abbiamo a disposizione e che possiamo controllare per costruire qualcosa di grande.
  • Essere liberi significa avere la forza di non farsi condizionare. Essere liberi vuol anche dire trovare il coraggio di abbandonare i modelli del passato, le vecchie abitudini e le dipendenze.
    Le strade comode e rassicuranti non portano da nessuna parte e di sicuro non aiutano a crescere. Fanno solo perdere il senso del viaggio. La libertà di cui parlo è prima di tutto una libertà mentale, la condizione che raggiunge chi decide di confrontarsi con il mondo e di sposare l’etica del cambiamento.
E qui mi fermo. Altrimenti lo copio tutto ;-)

La paura di cambiare, o la vana speranza che succeda se "cambiano gli altri", e' quello che frena l'Italia. Inchiodata al passato, persa, non libera di guardare al futuro. Priva di impegno e senso di responsabilita'. Un'Italia che pero' puo' cambiare e deve farlo. Partendo dai giovani e dagli imprenditori.

Ci voleva un espatriato di ritorno per dirlo cosi' bene...









9 commenti:

  1. Un commento da chi in Italia ci vive ancora. Come te Fabrizio condivido appieno quanto detto da Marchionne, temo che però la profondità di quanto detto non sia stata percepita dai più. Ho sentito commenti di persone intervenute su radio locali che lo hanno definito "imperialista", e questo la dice lunga. Ovviamente ci sono stati anche commenti positivi, ma credo che l'Italia non abbia alcuna possibilità di cambiare in questo momento storico (come in quelli precedenti d'altra parte), troppi sono gli interessi in gioco nel mantenere le cose così come stanno. La classe politica è impegnata più a prendersi cura di se stessa (senza distinzioni tra destra e sinistra a mio avviso) piuttosto che a cercare di analizzare e capire i problemi di questo paese ancora attaccato alle logiche del garantismo. La gente si aspetta di avere perchè lo ritiene dovuto piuttosto che mettersi in gioco e fornire "valore" anzichè semplice lavoro (nella migliore delle ipotesi), il che porta ad una pigrizia nel rinnovarsi, nel crescere professionalmente e riqualificarsi.

    Nel caso specifico di Fiat credo che la gente in Italia dovrebbe rendersi conto che la Fiat sta cambiando profondamente e non è più l'azienda di un tempo, è oggi una azienda dal vero respiro internazionale che deve giocare partite a livello globale, non può più stare assoggettata alla pressione dei sindacati e, d'altra parte, spero superi il parassitismo sviluppato in questi lunghi anni verso lo Stato.

    In chiusura di questo mio commento posso dire che non si potrà andare nella direzione indicata da Marchionne se non vi sarà una profonda modificazione nella attuale classe politica e dirigenziale. Invece di insistere a salvaguardare interessi e posti di lavoro con attività che ormai non hanno più senso di esistere occorrerebbe avere il coraggio di riconvertire l'imponente forza lavoro che c'è a disposizione direzionandola verso nuovi orizzonti economici ed industriali, fare quindi un passo avanti, ma per fare ciò ci volgiono idee, coraggio e volontà politica, oltre naturalmente ai soldi. Tutte cose che purtroppo a mio avviso ad oggi mancano.

    Un saluto ed un augurio affinchè tu possa proseguire con il tuo lavoro, sono le persone come te che cambiano il mondo.

    Christian

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  2. Ciao Christian,
    grazie del bellissimo commento.

    Mi aspettavo certe risposte in Italia. Confermano solo che c'e' una grande parte del nostro paese che di cambiare non ne ha voglia. E preferisce veder scivolare l'Italia nelle classifiche di tutto. Tanto poi qualcuno fara' qualcosa.

    E' qui che dissento nel tuo commento (sul resto sono totalmente d'accordo): quando dici che deve cambiare "la classe politica e dirigenziale" fai lo stesso errore di quelli che non vogliono cambiare. "Deve cambiare la classe politica, devono cambiare loro, gli altri, questo paese e' uno schifo" e' quello che ci inchioda.

    Il cambiamento parte dai singoli, da quello che fai tutti i giorni, dal rispetto che hai nei confronti dell'operaio della FIAT che si fa il culo dalla mattina alla sera, ma anche del CEO che si e' dovuto affermare da espatriato in un paese straniero (e ti posso dire che non e' facile ;-) Dal mettere al primo posto la meritocrazia nei posti in cui vivi, invece che il nepotismo. Dal dare valore all'impegno e al sacrificio, invece che allo sculettare delle veline e dei calciatori.

    Bisogna che cambiamo tutti. E' una roba contagiosa. Ma comincia da noi. Non dagli altri. E' una cosa che succede nonostante la classe politica e dirigenziale, quella cambia dopo perche' ha tutti gli incentivi di mantenere lo status quo.

    Dai che ce la facciamo!

    fabrizio

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  3. E' incoraggiante poter ascoltare discorsi come quelli di Marchionne, o anche il tuo Fabrizio, quello fatto ai neolaureati dell'Università di Pavia... giovani e giovanissimi hanno bisogno di nuovi "role model" per poter cambiare le cose!

    E' la prima volta che ascolto Marchionne a Rimini per intero: i media italiani si erano soffermati quasi esclusivamente sul conflitto padrone/operai in relazione alla vicenda di Melfi. :/
    Molto bella la citazione di Pavese sul viaggio, fattore scatenante della volontà e necessità di cambiare.
    I giovani andrebbero incentivati di più a viaggiare, a partire dallo stesso sistema educativo.
    Tra quelli della mia generazione che provano a fare impresa, e si metto in gioco completamente, ce ne sono troppo pochi e siamo visti come mosche bianche.

    Condivido anche io l'impressione di una forte resistenza al cambiamento: sembra che questi "cocci del passato", intesi come l'eredità culturale di cui andiamo tanto fieri, siano così preziosi da doverli conservare così come sono, senza dare spazio all'innovazione.
    Non a caso la classe politica, insofferente al cambiamento, è anziana e rimarrà al suo posto ancora per un bel pò, temo, come hai scritto tu.

    Avanti con il buon esempio Fabrizio!

    Davide

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  4. Ciao Davide,
    mi aspettavo che i media italiani si sarebbero fermati alle beghe del giorno, invece di guardare al discorso in generale... Per fortuna che c'e' Internet ;-)

    Forza con l'entusiasmo e la voglia di cambiare, che il paese prima o poi lo cambiamo davvero.

    fabrizio

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  5. Caro Fabrizio, non sono insensibile all'"ispirazione" del discorso di Marchionne ma ugualmente resto perplesso.

    Nella fattispecie se cambiare significa rendersi conto che i propri diritti (certo, spesso abusati) vanno livellati a quelli dei serbi o domani dei cinesi mi chiedo perlomeno in cambio di cosa si chieda questo sacrificio, pardon, cambiamento.

    Mi pare che l'obiettivo sia quello di mantenere in piedi un carrozzone industriale che bene che vada ci riempirà strade e marciapiedi di autovetture comprate a debito.

    Dunque mi domando se il cambiamento ventilato da Marchionne non sia in fondo una versione un po' troppo limitata e opportunistica dell'archetipo a cui amiamo ispirarci quando parliamo di innovazione e nuova impresa.

    In altre parole, quando si parla di cambiamento, credo più a te che a lui. :-)

    Con simpatia,
    Alessio

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  6. Fabrizio, questo è il genere di post che innervosisce chi vive in Italia o meglio rallegra chi guarda tutto da fuori come te.
    Non rispondermi ti prego che hai anche una sede a Pavia e che ti senti italiano e che ti dispiace della tua patria.
    Te, concedimelo, sei un pò come quegli oriundi calciatori che abbandonati dalla loro "nazionale" poi ri-nascono con un nuovo mister e con un nuovo passaporto.

    Postare serve a poco.
    Vieni qui, ricostruisci con noi l'Italia di cui parli (e su cui concordo a pieno) ma fallo, perchè altrimenti se non hai voglia di farlo è molto meglio che tu stia zitto.

    Di tutto abbiamo bisogno fuorchè di emigranti in silicon valley che ci dispaccino consigli .

    vieni qui.

    un abbraccio.

    luca

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  7. Ciao Luca,
    grazie del commento. Ogni tanto e' rinfrescante farsi dare dello stronzo online :-))

    Concordo in pieno con te. E' troppo facile starsene in Silicon Valley e pontificare su un blog. Molto piu' duro tornare in Italia come Marchionne e farsi dare dello stronzo in diretta, perche' non si porta la cravatta e si ha l'accento yankee.

    Ognuno sceglie la sua strada. La mia e' piu' facile e ne sono pienamente conscio. Nel mio piccolo, cerco di dare una mano al mio vecchio paese. Spero che portare qualche decina di milioni in Italia e creare il piu' grande centro di eccellenza italiano nel software possa dare l'impeto ad altri, e dimostrare che si puo' fare, anche in Italia. E contribuire da lontano al dibattito con un blog magari fa innervosire qualcuno ma ne stimola altri. O magari non serve a una sega... Chi lo sa.

    Ognuno fa quello che riesce e che puo'. E se poi un giorno tornero' in Italia, come spero di fare fra una decina d'anni, almeno mi potrai dare dello stronzo in diretta :-))

    A presto,

    fabrizio

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  8. Scusate se intervengo ancora dopo qualche giorno, ma ho avuto occasione di tornare sul blog solo oggi e mi è scappato di rispondere a Luca:

    Caro Luca,

    non condivido affatto quanto il tuo pensiero, bisogna essere contenti che esistano persone come Fabrizio che potrebbero fregarsene e fare la facile scelta di starsene beati in Silicon Valley dimenticandosi dell'Italia con i suoi problemi se non solo per farci le ferie, ed invece si preoccupa di quello che avviene e fa azioni concrete per cambiare le cose (vedi il progetto Mind the Bridge). Alle volte si riesce a fare di più quando stando all'esterno che all'interno.

    Quindi io ringrazio Fabrizio per il lavoro che sta facendo e lo esorto a continuare e, dal lato mio, cercherò di fare ciò che posso. Quindi Fabrizio non penso tu sia uno stronzo, tutt'altro !

    Come ha risposto Fabrizio al mio primo post siamo noi i primi a dover cambiare invece che lamentarci di come vanno le cose.

    Un saluto

    Christian

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  9. Quoto in pieno l'intervento di Christian specie dove dice:
    "La classe politica è impegnata più a prendersi cura di se stessa (senza distinzioni tra destra e sinistra a mio avviso) piuttosto che a cercare di analizzare e capire i problemi di questo paese ancora attaccato alle logiche del garantismo. La gente si aspetta di avere perchè lo ritiene dovuto piuttosto che mettersi in gioco e fornire "valore" anzichè semplice lavoro (nella migliore delle ipotesi), il che porta ad una pigrizia nel rinnovarsi, nel crescere professionalmente e riqualificarsi.

    Nel caso specifico di Fiat credo che la gente in Italia dovrebbe rendersi conto che la Fiat sta cambiando profondamente e non è più l'azienda di un tempo, è oggi una azienda dal vero respiro internazionale che deve giocare partite a livello globale, non può più stare assoggettata alla pressione dei sindacati e, d'altra parte, spero superi il parassitismo sviluppato in questi lunghi anni verso lo Stato."

    Sottolineo ulteriormente questo passaggio:
    "La gente si aspetta di avere perchè lo ritiene dovuto piuttosto che mettersi in gioco e fornire "valore" anzichè semplice lavoro (nella migliore delle ipotesi), il che porta ad una pigrizia nel rinnovarsi, nel crescere professionalmente e riqualificarsi."

    Un saluto!!
    Alessandro

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