9 marzo 2010

Il calcio e fare impresa in Italia

Ok, lo ammetto, sono un emigrato con la passione per il pallone. Cresciuto a pane e calcio, rimango un affezionato anche se qui in Silicon Valley il lunedi' si parla d'altro.

C'e' una ragione per cui mi piace il calcio (quello pulito, lasciamo stare i casi isolati e rimaniamo ottimisti quanto serve): e' globalizzato e meritocratico.

Esattamente come sono le aziende in Silicon Valley. E come dovrebbero essere le nostre aziende in Italia.

Globalizzazione
I giocatori vengono da tutte le parti del mondo. Non c'e' una predisposizione favorevole per i giocatori italiani. Se un giocatore brasiliano e' forte, lo si compra e gioca. Il fatto che non abbia il passaporto di casa e' secondario. Prima viene la squadra. Poi la nazionalita'.

Succede lo stesso in Silicon Valley. Le aziende qui assumono americani e non, il fattore determinante e' il merito, non il colore della pelle.

Meritocrazia
Nel calcio, se un giocatore e' forte, gioca. Se gioca male, va in panca. Se e' scarso, si vende. Se e' giovane e diventa piu' forte di uno anziano, gioca e quello anziano no. E' una meritocrazia brutale. C'e' una classifica e lo scopo e' vincere sempre, e finire il campionato al primo posto.

E' lo stesso nelle aziende californiane. L'anzianita' non conta. Chi e' bravo viene promosso, anche se e' giovane. E chi non e' bravo cambia mestiere o finisce in Serie B, compreso l'allenatore.

Lo so che sembra spietato a chi e' abituato ad anni di posto fisso e scatti di anzianita', ma c'e' una ragione se in cima alla classifica ci sono Google, Apple, Oracle, Facebook, Twitter, Ebay e tante aziende di qui. E non ce n'e' manco una Italiana.

Qui si gioca per vincere, non per partecipare. E si vince se si e' piu' bravi. Il merito e' l'unico parametro che conta. Il resto viene dopo.

Cosa succederebbe se spostassimo la mentalita' che guida il calcio (e piantatela di pensare agli arbitri che non serve a niente) alle imprese? Se gli Italiani amano il calcio alla follia, quantunque super-meritocratico e spesso crudele, perche' non trasferire gli stessi principi alle imprese?

Abbiamo un sacco di giovani stelle nelle imprese, non facciamole invecchiare in panchina. Quelli buoni vanno fatti giocare, e migliorano con l'esperienza.

E' cosi' che si vince il campionato.

4 commenti:

  1. in italia, essendoci poca innovazione, conta più l'esperienza, se così si può chiamare, a discapito di giovani brillanti con idee nuove

    RispondiElimina
  2. @Fabricapo: Un'altra famiglia di sport meritocratici sono gli sport da contatto. Per il calcio, magari la svista arbitrale o un rimpallo fortunoso può falsare un match. Io pratico Taekwon-do ITF e quando salgo sul tatami... se il mio avversario è migliore, non mi salva nessuno dalla disfatta :-)
    Indeed... grazie perché mi ero perso SideLeaders come opportunità :-)
    @Paolo: dai guarda il video e lasciati contagiare dal pensiero positivo. Iniziamo a pensare che si possa cambiare.

    RispondiElimina
  3. @paolo in Italia conta piu' l'anzianita', che e' uno dei parametri per definire l'esperienza, non l'unico ;-)

    @thesp0nge Dagli sul tatami, portiamolo in azienda :-))

    RispondiElimina
  4. Beh, l'unico modo per far cambiare le cose in Italia è che i giovani che ritengono di avere capacità e meriti piuttosto che andare a cercare fortuna dove tutto viene più facile "OCCUPINO" i propri spazi da soli o facendo rete fra loro e...tolgano aria ai meno meritevoli.
    Il fatto è che chi non ha voglia di emigrare cerca il posto fisso in Italia, chi emigra fa lo stesso all'estero!
    E non c'entra nulla l'anzianità! Oggi l'anzianità è un peso non un'ipoteca. Provengo dall'Enel dove i cinquantenni venivano già dieci anni fa cacciati fuori a calci in....ehmm...incentivati! Ciò che conta non è l'anagrafe ma quanta energia senti di avere addosso. Io, infatti, quando mi viene chiesto, dico sempre che ho 25 anni compiuti. Da quanto non lo so più, non li conto!

    RispondiElimina