20 marzo 2010

Mind the Bridge 2009 Gran Finale: e il ponte avanza

Questa settimana ho partecipato al bellissimo evento Gran Finale di Mind the Bridge 2009 a Stanford.

Per quelli che hanno vissuto sotto un sasso per gli ultimi tre anni, si tratta di una fondazione americana - capitanata da Marco Marinucci - che sta costruendo un ponte tra l'Italia e la Silicon Valley. L'idea nasce come business plan competition con due eventi, una prima selezione in Italia e un roadshow per i vincitori in Silicon Valley. Il roadshow termina con il Gran Finale, dove le aziende si presentano alla comunita' dei VC locali. A questo si aggiunge il Gym, uno spazio per le imprese che qui in Silicon Valley si vogliono fermare.

Il comitato di selezione era di prim'ordine (ovviamente, perche' l'ho selezionato io :-) con Venture Capitalist locali, ma di varia estrazione. Come nelle barzellette, avevamo l'Italiano, il Finlandese, l'Indiano, l'Israeliano...

Le startup sono state bravissime. Chi presentava era sul pezzo, preciso, diretto, veloce (avevano cinque minuti). Addirittura, parlavano bene l'inglese. Fantastici. Sono estremamente orgoglioso. Hanno dimostrato che le nostre startup non hanno nulla da invidiare a quelle del resto del mondo. Il comitato di selezione era davvero impressionato (e di startup ne vedono tante, tutti i giorni). Complimenti a tutti quelli che hanno fatto il coaching e il mentoring, il loro lavoro si' e visto eccome...

Ha vinto VRMedia, e congratulazioni a loro. Gran bella idea. Ben presentata. Forza ragazzi, fateci sognare. Il video della premiazione con un idiota che parla in bretelle e' QUI.

Pero' qui sotto voglio mettere una frase dei miei idoli del Mind the Bridge 2009, anche se non hanno vinto: i ragazzi di Prossima Isola con WhereIsNow. Il loro blog Prossima Impronta e' da leggere, parola per parola, video per video. Se in Italia riusciamo a moltiplicare Daniele e Marcello per mille, il nostro paese lo cambiamo davvero.


9 marzo 2010

Il calcio e fare impresa in Italia

Ok, lo ammetto, sono un emigrato con la passione per il pallone. Cresciuto a pane e calcio, rimango un affezionato anche se qui in Silicon Valley il lunedi' si parla d'altro.

C'e' una ragione per cui mi piace il calcio (quello pulito, lasciamo stare i casi isolati e rimaniamo ottimisti quanto serve): e' globalizzato e meritocratico.

Esattamente come sono le aziende in Silicon Valley. E come dovrebbero essere le nostre aziende in Italia.

Globalizzazione
I giocatori vengono da tutte le parti del mondo. Non c'e' una predisposizione favorevole per i giocatori italiani. Se un giocatore brasiliano e' forte, lo si compra e gioca. Il fatto che non abbia il passaporto di casa e' secondario. Prima viene la squadra. Poi la nazionalita'.

Succede lo stesso in Silicon Valley. Le aziende qui assumono americani e non, il fattore determinante e' il merito, non il colore della pelle.

Meritocrazia
Nel calcio, se un giocatore e' forte, gioca. Se gioca male, va in panca. Se e' scarso, si vende. Se e' giovane e diventa piu' forte di uno anziano, gioca e quello anziano no. E' una meritocrazia brutale. C'e' una classifica e lo scopo e' vincere sempre, e finire il campionato al primo posto.

E' lo stesso nelle aziende californiane. L'anzianita' non conta. Chi e' bravo viene promosso, anche se e' giovane. E chi non e' bravo cambia mestiere o finisce in Serie B, compreso l'allenatore.

Lo so che sembra spietato a chi e' abituato ad anni di posto fisso e scatti di anzianita', ma c'e' una ragione se in cima alla classifica ci sono Google, Apple, Oracle, Facebook, Twitter, Ebay e tante aziende di qui. E non ce n'e' manco una Italiana.

Qui si gioca per vincere, non per partecipare. E si vince se si e' piu' bravi. Il merito e' l'unico parametro che conta. Il resto viene dopo.

Cosa succederebbe se spostassimo la mentalita' che guida il calcio (e piantatela di pensare agli arbitri che non serve a niente) alle imprese? Se gli Italiani amano il calcio alla follia, quantunque super-meritocratico e spesso crudele, perche' non trasferire gli stessi principi alle imprese?

Abbiamo un sacco di giovani stelle nelle imprese, non facciamole invecchiare in panchina. Quelli buoni vanno fatti giocare, e migliorano con l'esperienza.

E' cosi' che si vince il campionato.

2 marzo 2010

Chi sta fermo non va da nessuna parte

Oggi mi e' capitato di leggere un'intervista a Tachi Yamada sul New York Times.

Un passaggio mi ha colpito molto, e lo copio qui sotto anche se non e' un video e anche se e' in inglese (per creare la Silicon Valley in Italia occorre che si parli tutti bene l'inglese, altrimenti possiamo lasciare perdere ;-)

Yamada-san parla di persone, di quelle che sono pronte al cambiamento e di quelle che non lo sono.

You have to have people in an organization who are willing to truly embrace change, because if they don’t, then what you have is an organization that’s constantly fighting to stay at the status quo. And, of course, that leads to stagnation. It’s also an unsustainable model.

I’ve made an observation about people. There are people who have moved. Take somebody who’s a child of an Army officer — they will have moved 10 times in their lives. And then there are people who’ve been born and raised and educated and employed in one town their whole lives. Who do you think is willing to change? I think, in this modern world, you really have to be sure that your work force has the experience of being elsewhere. That experience then has the ability to ensure that you will be comfortable with change.

The biggest problems I see in a group of people who don’t embrace change is that they will always fight anything new, any new idea, any new concept, any outside point of view. And, of course, there are many examples of companies that have failed because of that. So I think that’s a critical point. Almost all of the people on our staff have traveled all around the world, have lived everywhere.

Perche' la Silicon Valley e' un posto speciale? Perche' nei dieci anni in cui ho vissuto qui, ho incontrato al massimo dieci persone che sono nate in quest'area. Le altre migliaia si sono trasferite qui, da lontano o lontanissimo. E sono tutte pronte a cambiare.

Hanno la mentalita' giusta.

Come facciamo a far muovere gli Italiani un po', invece di farli stare vicino alla mamma tutta la vita, belli chiusi alla globalizzazione? In Italia si parla tanto di fuga di cervelli come una cosa negativa, quando invece e' cio' che ha dato inizio alla Silicon Valley in Israele, India o Cina.

E lasciamoli andare un po' in giro 'sti cervelli, cercando di creare le condizioni perche' tornino.

Chi va in giro e' chi porta il cambiamento. E il nostro paese ne ha tanto ma tanto bisogno.

UPDATE: Enrico mi ha suggerito questo video simpatico che ci sta proprio bene in questo post.